

La sentenza della Corte Costituzionale n. 33/2025 del 21 marzo rappresenta un passaggio fondamentale nell’evoluzione della normativa italiana in materia di adozione e genitorialità. Con questa decisione, la Corte rivisita il concetto di idoneità all’adozione, riconoscendo per la prima volta anche alle persone single di avere accesso all’adozione internazionale, favorendo di fatto il diritto di un minore ad avere una famiglia. Per un bambino abbandonato dai genitori naturali è preferibile avere un solo genitore piuttosto che non avere nessuno. La portata della sentenza va ben oltre questo specifico ambito, affermando principi generali che incidono anche su temi delicati come la riproduzione assistita.
La Corte Costituzionale ha chiarito che la scelta di formare una famiglia e di avere figli rientra nella più ampia sfera della libertà di autodeterminazione, tutelata dagli articoli 2, 3 e 31 della nostra Costituzione. Questo evento segna un’importante apertura verso una comprensione più inclusiva e autonoma della genitorialità, che si estende oltre i confini delle tradizionali strutture familiari. Nonostante la mancanza di un diritto assoluto alla genitorialità, a causa della complessità degli interessi in gioco, il principio chiave è la salvaguardia dell’interesse del potenziale di un bambino. I criteri di genitorialità, pertanto, non dovrebbero basarsi esclusivamente sul patrimonio genetico o sulla struttura familiare tradizionale. Ad esempio, l’abolizione del divieto assoluto di fecondazione eterologa e l’apertura all’adozione da parte di single in ambito internazionale sottolineano la necessità di garantire ai minori un ambiente stabile e armonioso, indipendentemente dallo stato civile dell’adottante.
La Corte Costituzionale riconosce inoltre che non esiste più un unico status filiationis; la protezione giuridica dei figli adottati non deve essere limitata alle coppie sposate. Tale approccio apre la strada alla riconoscibilità delle famiglie monoparentali, ribadendo che la loro struttura può ugualmente soddisfare i requisiti per offrire un ambiente sicuro ai bambini.
In questo contesto, l’esclusione aprioristica dei single dal processo di adozione viene considerata un’interferenza inadeguata e non necessaria, che ostacola il legittimo desiderio di molte persone di diventare genitori. La sentenza è quindi un passo decisivo verso l’annullamento del vecchio principio dell’imitatio naturae, una concezione superata che la legge italiana, nella sua formulazione originale, perseguiva. Riconoscendo l’importanza storica di questa evoluzione, è fondamentale tradurre tali principi in pratiche concrete accettabili ed efficaci.
Questo implica una revisione approfondita delle normative esistenti, partendo dalle modalità con cui i Tribunali dei Minori rilasciano i decreti di idoneità all’adozione. È essenziale anche che il sistema delle adozioni internazionali venga riorganizzato e razionalizzato, collaborando sia a livello nazionale con entità come la Commissione Adozioni Internazionali, sia internazionale attraverso la revisione di convenzioni e trattati bilaterali. L’auspicio è che queste riforme strutturali avvengano rapidamente, in modo da allineare la nostra legislazione ai valori inclusivi e progressisti sanciti dalla Costituzione. Questa apertura rappresenta non solo una risposta alle moderne esigenze sociali, ma anche un’importante garanzia di rispetto e tutela per ogni aspirazione individuale alla genitorialità.
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Rossi Lina
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