

Il cielo di molte città italiane, tra il mare e le Alpi, si tinge di canti e voci il primo mattino dopo la notte conclusiva del Ramadan 2026. La fine del mese sacro — lʾId al-Fitr — si celebra con un misto di gioia religiosa, ritrovo familiare e presenza pubblica che in questi anni appare sempre più visibile anche oltre le comunità musulmane. In molte moschee, salotti di comunità e piazze, il grido e l’annuncio della festa sono momenti carichi di emozione: si scambiano auguri, si scendono le saracinesche del digiuno e si riscopre il senso di comunità. Per chi vive in Italia, la giornata è spesso scandita da preghiere collettive al mattino, visite ai parenti, regali ai bambini e pranzi che uniscono piatti della tradizione e sapori del paese d’origine, ma contaminati dalla cucina locale.
La risposta sta nel calendario islamico, che è lunare e conta dodici mesi di 29 o 30 giorni in base al ciclo della luna. Il Ramadan è il nono mese di quel calendario e la sua durata è di 29 o 30 giorni, variabile di anno in anno rispetto al calendario gregoriano. Dal momento che l’anno lunare è più breve di circa 10-11 giorni rispetto all’anno solare, le date del Ramadan si spostano gradualmente ogni anno, scivolando attraverso le stagioni. Nel 2026 il Ramadan è caduto in un periodo che in Italia coincide con la primavera, rendendo le feste più miti e facilitando gli incontri all’aperto; in altri anni invece potrebbe capitare in estate o inverno, cambiando così anche le abitudini pratiche dei fedeli.
È un tempo di purificazione spirituale, di disciplina e di attenzione agli altri. Il digiuno, sawm, è uno dei cinque pilastri dell’Islam e implica astensione da cibo, bevande, fumo e rapporti sessuali durante le ore diurne. Ma l’essenza della pratica riguarda la coltivazione della pazienza, della consapevolezza e della misericordia: i fedeli sono chiamati a intensificare la preghiera, la lettura del Corano, le opere di carità e il riflettere sui propri comportamenti. Il Ramadan è anche un momento di solidarietà: chi sperimenta la fame può comprendere meglio la condizione dei poveri, e le comunità spesso organizzano pasti comuni per rompere il digiuno e aiutare chi è in difficoltà.
Dopo settimane di disciplina, la comunità si riunisce per la preghiera dellʾId, per i doni di carità verso i bisognosi e per i banchetti familiari. In Italia, dove convivono culture e religioni diverse, la festa assume anche un valore di incontro interculturale: molti vicini di casa, amici o colleghi non musulmani partecipano ai festeggiamenti, scambiando dolci o venendo invitati ai pranzi, e questo contribuisce a creare legami sociali più stretti. Dal punto di vista personale, per chi osserva il Ramadan il giorno dellʾId è spesso un mix di sollievo e di gioia: sollievo perché il rigore del digiuno quotidiano si conclude, gioia perché circa un mese di preghiere e riflessioni produce un sentimento di rinnovamento. Molti cercano di mantenere alcune delle buone pratiche anche dopo il Ramadan: maggiore attenzione alla preghiera, atti di gentilezza costanti e una più forte disponibilità verso il prossimo. Per le famiglie italo-musulmane, lʾId è anche occasione per trasmettere ai figli identità, tradizioni culinarie e valori religiosi, pur inserendoli nel contesto multiculturale italiano.
Rossi Lina