prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

A che età e per quanto tempo si può lasciare un bambino solo in casa?

Giugno 19, 2014 9:30 am

La legge dice: mai soli in casa prima dei 14 anni, ma può capitare che si debba lasciare un bambino in casa anche prima. No problem se ha almeno nove anni, a patto, però, che non abbia paura e sia certo del rientro della mamma.

Ha già il cellulare, va in giro da solo con gli amici, usa il computer. Eppure, quando si tratta di lasciare il bambino a casa da solo, i genitori e soprattutto la mamma, diviene preda di mille ansie: farò male a lasciarlo un’oretta per andare a fare la spesa? Perché la quotidianità in modo particolare quella con i figli, nel nostro paese è piena di contraddizioni. I ragazzini italiani maneggiano gadget tecnologici in età sempre più precoce, addirittura a otto anni qualcuno ha il primo telefonino. Poi però si prolunga all’infinito l’accudimento da parte della famiglia: sì, perché secondo un’indagine condotta dall’Unione Europea, nel nostro paese troppe mamme si occupano di vestire, lavare, addirittura tagliare la carne nel piatto a bambini sempre più grandi, fino ai dieci anni di età. In questo modo si ritarda l’emancipazione fatta di punti basilari della quotidianità, come appunto il badare a se stessi. E qui torna la domanda: quando si può lasciare a casa un figlio da solo? Secondo la legge, mai prima dei 14 anni: ecco il – terminus ante quem – un bambino non può restare solo in casa. Ma è normale che la legge fissi un’età ideale: la realtà, infatti, è molto più complessa e sfaccettata.

Mai da solo prima dei dieci anni
È ovvio che lasciare solo in casa un bambino di cinque o sei anni possa essere considerato un reato e quindi passibile di accusa di abbandono di minore. Ben diverso è quando un ragazzino di dieci – dodici anni resta in casa un’oretta, mentre la mamma si è allontanata per fare la spesa. Al di sotto dei 14 anni, infatti, sono comprese diverse fasce di sviluppo evolutivo di un bambino e, poi, di un ragazzino. Se fino a sette – otto anni un piccolo che resta in casa può ancora mettersi nei guai, anche seri, a nove – dieci anni questo rischio non dovrebbe più esistere. Secondo gli esperti, infatti, a questa età un ragazzino ha ormai acquisito il cosiddetto pensiero operativo, quella capacità neurologica in più che lo rende in grado di decodificare i possibili pericoli della casa e di tenersene lontano. Un bambino a questa età, insomma, sa che non deve aprire le finestre e sporgersi, che salire su una sedia può essere pericoloso, che deve tenersi lontano da prese elettriche e gas. A questa età un ragazzino ha anche perso l’abitudine, tipica dei primi anni, di mettersi in bocca di tutto, specialmente oggetti pericolosi che potrebbero soffocarlo, come palline o pezzetti che si staccano dai suoi giochi.

Importante è l’attenzione dei genitori
Questa capacità del pensiero operativo è comune ai bambini dopo i nove anni, ma va considerato anche la sua capacità di vivere i momenti in casa da solo. Un conto, infatti, è se il bambino è tranquillo nel restare da solo per quell’oretta; altro è se un piccolo vive quel breve momento con ansia, considerandolo come una sorta di abbandono, nonostante in casa ci sia, magari, anche il fratello o la sorella maggiore. E qui entra in gioco il ruolo dei genitori. Una mamma o un papà presenti e affettuosi, attenti alle esigenze del figlio, potranno lasciare il bambino dai nove – dieci anni un’oretta a casa da solo se hanno una commissione da brigare, perché lui ha la consapevolezza che i genitori si preoccupano per lui e che torneranno presto. Diverso è se un ragazzino, anche più grandicello, viene lasciato da solo a casa perché i genitori hanno meglio da fare. Questo farà sentire il ragazzino abbandonato e la casa, che dovrebbe essere il luogo in cui sentirsi sicuro e protetto, verrà vissuta come un luogo di disagio. Un altro aspetto da prendere in considerazione è se il bambino ha la capacità di gestire eventuali imprevisti. Deve aver ben compreso che non si deve aprire la porta a eventuali sconosciuti, nemmeno se dicono di conoscere i genitori; deve essere in grado di rintracciare la mamma, il papà, la nonna o un vicino fidato sul cellulare, sapendo a memoria il numero e imparando a digitarlo, per qualsiasi necessità si presenti.

Vigilare anche quando è più grande
Arrivati poi ai fatidici 14 anni, quando per legge un ragazzo può essere lasciato solo, i genitori non devono abbassare la guardia nemmeno in questo caso. È vero che a questa età i ragazzi entrano ed escono da soli, dopo la conquista delle chiavi di casa personali ed è vero che possono stare, teoricamente, anche diverse ore a casa da soli. Chiediamoci però se è opportuno lasciare un adolescente incustodito per tutto quel tempo, sistematicamente dopo la scuola. Non tutti, infatti, hanno una maturità sufficiente per organizzare lo studio e non sono pochi quelli che ne approfittano per stare a lungo fuori casa, o per girovagare per ore in rete. L’ideale sarebbe fare in modo che un ragazzino si senta comunque seguito: basta ingaggiare uno studente universitario serio anche solo per un paio d’ore ogni tanto, per seguire lo studio, oppure chiedere alla nonna di fare un salto ogni tanto, o, ancora, organizzarsi con i genitori di altri ragazzi con lo stesso problema. Diversi oratori nelle città organizzano pomeriggi di studio aperti ai ragazzini dalle medie in su. Insomma, non si tratta di far sentire un ragazzino controllato, ma di vigilare con discrezione, con un fine educativo, per portarlo progressivamente sulla strada della sicurezza e della indipendenza definitiva.

Lina Rossi

- -


ARTICOLI CORRELATI