Scuola, INVALSI 2026: preoccupano primaria e competenze di base

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Scuola, INVALSI 2026: preoccupano primaria e competenze di base

risultati invalsi
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Il 21 agosto mancano ormai poche settimane all’inizio del nuovo anno scolastico. Zaini e quaderni possono aspettare ancora qualche giorno, ma i risultati delle prove INVALSI 2026 offrono a genitori, insegnanti e istituzioni un’occasione per riflettere sulle difficoltà incontrate dagli studenti italiani. Il quadro presenta alcuni segnali incoraggianti, ma anche criticità che non possono essere ignorate. Secondo il Rapporto, le competenze in italiano e matematica non sono ancora tornate ai livelli precedenti alla pandemia. Come ha osservato Roberto Ricci, presidente dell’INVALSI, il sistema scolastico sembra essersi stabilizzato su risultati complessivamente più bassi. Un fenomeno rilevato anche in altri Paesi e che, probabilmente, non può essere ricondotto a una sola causa. Le prove INVALSI, è bene ricordarlo non servono a giudicare il singolo bambino né misurano tutte le sue capacità. Rilevano alcune competenze fondamentali e permettono di osservare l’andamento generale della scuola italiana, individuando precocemente differenze territoriali e situazioni di fragilità.

L’allarme arriva dalla scuola primaria

Il dato più inatteso riguarda la scuola primaria, tradizionalmente considerata uno dei punti di forza del sistema italiano. In quinta, il 73% degli alunni raggiunge un livello adeguato in italiano, contro il 75% registrato prima del Covid. La situazione appare più delicata in matematica: la percentuale si ferma al 63%, mentre nel 2019 arrivava al 72%. Il calo interessa anche la seconda primaria e richiede attenzione perché le competenze acquisite nei primi anni costituiscono le fondamenta degli apprendimenti successivi. Comprendere un testo, effettuare un calcolo e affrontare un problema non sono abilità utili soltanto per ottenere un buon voto: servono per orientarsi nella vita quotidiana, sviluppare il ragionamento e acquisire autonomia. Non è però utile trasformare queste percentuali in motivo di ansia per i bambini. Nelle settimane che precedono la scuola, i genitori possono proporre attività semplici: leggere insieme, inventare storie, giocare con il resto al supermercato, calcolare tempi e distanze o seguire una ricetta. Il ripasso funziona meglio se resta leggero e non assume il carattere di una punizione.

Medie ancora in difficoltà, superiori in lieve recupero

Nella terza media raggiunge un livello almeno adeguato in italiano il 57% degli studenti, contro il 62% del 2021. In matematica il risultato nazionale si mantiene intorno al 55%, ancora inferiore al 60% precedente alla pandemia. Persistono inoltre le differenze territoriali, con risultati mediamente più fragili nel Sud e soprattutto nelle Isole. Alle superiori la situazione appare stabile nel secondo anno, mentre in quinta si osserva un recupero rispetto al 2025. Gli studenti con competenze adeguate passano dal 52 al 54% in italiano e dal 49 al 52% in matematica. Il miglioramento è positivo, ma resta una distanza di circa dieci punti percentuali rispetto al periodo pre-Covid. Un risultato importante riguarda invece l’inglese. Al termine della primaria oltre il 90% degli alunni raggiunge il livello A1 nella lettura e circa l’85% nell’ascolto. In terza media l’83% consegue il livello A2 nel reading e il 70% nel listening. Alla fine delle superiori raggiunge il livello B2 il 63% degli studenti nella lettura e quasi la metà nell’ascolto.

Meno ragazzi abbandonano la scuola

Continua a diminuire la dispersione scolastica esplicita, ossia l’uscita precoce dal percorso di istruzione e formazione. Il dato certificato per il 2025 è dell’8,2% e, secondo le stime INVALSI, nel 2026 potrebbe scendere al 7,3%. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha definito il risultato straordinario, ricordando il recupero di molti ragazzi a rischio di abbandono. Scende anche la dispersione implicita, cioè la quota di giovani che ottengono un diploma senza possedere competenze adeguate nelle materie fondamentali: passa al 6,3%. Il progresso, tuttavia, è sostenuto soprattutto dai risultati in inglese, mentre italiano e matematica continuano a richiedere interventi mirati.

I risultati INVALSI non devono quindi alimentare una contrapposizione tra famiglie e insegnanti. Segnalano piuttosto la necessità di rafforzare la collaborazione, individuare presto le difficoltà e offrire un sostegno personalizzato. Alla vigilia del nuovo anno scolastico, il messaggio più utile per i nostri figli è semplice: una difficoltà non rappresenta una condanna, ma il punto dal quale iniziare a migliorare.

Sahalima Giovannini

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