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Mamma, la maestra ce l’ha con me!

I bambini potrebbero non entrare in sintonia con l’insegnante o giustificare con l’antipatia i propri insuccessi. Il disagio va ascoltato, ma la soluzione è nel dialogo e non nella fuga.

“Mamma, la maestra ce l’ha con me!”. Una frase che molti genitori hanno sentito pronunciare, almeno una volta, dai propri bambini. Talvolta rappresenta un espediente per scagionarsi dalle proprie responsabilità, ma, spesso, si tratta di una vera e propria convinzione, forse sbagliata, ma rivelatrice del disagio vissuto dal bambino nel rapporto con la propria insegnante.

Un problema da risolvere
La tentazione di scaricare sugli altri gli insuccessi scolastici è forte e fa parte degli atteggiamenti tipici dei bambini nel periodo in cui si trovano ad affrontare l’impatto con il mondo della scuola: voti scadenti o rimproveri degli insegnanti vengono, così, spesso giustificati dai bambini con l’antipatia provata dalla maestra nei loro confronti. Tutto ciò non fa che complicare la situazione anche perché non di rado i genitori sono portati a pensare che forse il proprio piccolo ha ragione e a dubitare quindi delle capacità dell’insegnante e non di rado, del resto, può accadere che la maestra attribuisca tutte le responsabilità dello scarso rendimento alla famiglia. Si tratta quindi di un problema da non sottovalutare, soprattutto nei primi anni scolastici, che rappresentano la base per il futuro rendimento in termini di studio del piccolo. Quando poi l’accusa alla maestra nasce da una vera e propria convinzione e non soltanto da un tentativo di discolparsi, la situazione è ancora più complicata, poiché questo potrebbe essere sintomo di un disagio personale del piccolo che crede veramente di non essere ben accetto dagli altri, con ovvie conseguenze sulla sua capacità di relazionarsi.

Affrontare il disagio
Non prendere decisioni affrettate è la parola d’ordine. Pensare ad esempio di far cambiare scuola al bambino, non è una strategia valida. Il piccolo deve imparare a convivere con gli altri, anche in ambienti ostili: sarà un’esperienza utile alla sua crescita. Nel corso della sua vita, di bambino prima e di adulto poi, non potrà fare a meno di imbattersi in persone o situazioni ostili e, essere pronto ad affrontarle e a saperci convivere, gli sarà di aiuto. Diversamente il piccolo si sentirà legittimato alla fuga in ogni circostanza poco accettabile per lui, compromettendo in questo modo il suo sviluppo psicologico e la sua capacità di adeguamento all’interno di una società.

L’arma vincente: il colloquio
Innanzitutto sarà opportuno dare fiducia all’insegnante e, ai primi segnali da parte del bambino, richiedere un incontro con lei per conoscere il suo punto di vista e per capire, soprattutto, se i problemi del bambino dipendono da un piccolo disturbo di apprendimento o se, piuttosto, c’è qualcosa che lo turba veramente. La collaborazione tra i genitori e la scuola è molto importante, poiché ognuna delle due parti conosce il bambino sotto aspetti ed in contesti completamente diversi e il confronto delle opinioni servirà a scoprire problemi che potrebbero, in caso contrario, passare inosservati. E’ bene quindi che mamma e papà non si schierino automaticamente dalla parte del proprio figlio ma siano disposti ad un colloquio nel quale descrivere con obiettività il carattere del bambino, anche nei difetti o negli atteggiamenti che lo possono rendere meno “simpatico”.
E’ poi importante parlare con il proprio figlio chiedendo il suo punto di vista e quali sono, secondo lui, le motivazioni che lo fanno rifiutare dalla maestra. In questo caso sarà bene non raccontargli della conversazione avvenuta e, soprattutto, è sconsigliato esprimere giudizi negativi o critiche parlando dell’insegnante: accreditare la convinzione del bambino non gioverà.
Se pensate che questo possa eliminare un estraneo dalla competizione per il primato nella considerazione di vostro figlio vi sbagliate: non farà che diminuire l’autostima del piccolo, per il quale, fra l’altro l’insegnante è un punto di riferimento importante e sentirsi accettato e ben voluto da lei rimane per lui un traguardo indispensabile.

 

Marina Giulia Bordoni

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