Quando inizia la ribellione e come gestire i NO

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Quando inizia la ribellione e come gestire i NO

fase del no
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Fino a qualche settimana fa, il nostro bambino vivace e deciso ma anche affettuoso e soprattutto: ubbidiente. All’improvviso e senza una ragione specifica si ribella a qualsiasi proposta o iniziativa, ripete sempre lo stesso monosillabo NO a qualsiasi domanda gli si ponga. Pronunciata con decisione, quasi con aria di sfida. Non è questione di cattiva educazione o di un malessere in arrivo per il bambino, bensì è una tappa del normale processo della crescita. L’atteggiamento giusto è mantenere calma e serenità, dobbiamo aiutare il bimbo a maturare, impedendo che il no diventi una sorta di ricatto per piegare gli adulti al proprio volere.

Il tempo del NO inizia tra i diciotto e ventiquattro mesi

La fase dei NO inizia attorno ai diciotto-ventiquattro mesi. Prima di questo periodo un bambino non mette in discussione suggerimenti, proposte e tutte le richieste che vengono dall’adulto. Dopo l’anno e mezzo, il bimbo diviene consapevole della propria identità come individuo autonomo, ben distinto dalle figure genitoriali e soprattutto dalla mamma, con la quale ha avuto fino ad ora un legame simbiotico. Il piccolo avverte il bisogno di costruire la propria identità e i propri gusti. L’unico modo a disposizione per staccarsi dalla figura con la quale si è identificato fino a quel momento, è attraverso la negazione. Il NO mette in discussione tutti gli aspetti che fino a quel momento ha accettato come certezze e punti di riferimento.

Vediamo tutte le situazioni critiche da gestire

I NO si ripetono in tutte le situazioni proposte al piccolo, le stesse che fino a poche settimane prima riscuotevano il suo interesse. No al bagnetto, no ad andare ai giardini, no a iniziare un nuovo gioco. Il bimbo capisce il potere di questa parola sugli adulti e se ne serve spesso e volentieri, perché si rende conto che pronunciandola attira l’attenzione. In effetti i genitori si sentono disorientati davanti a questa reazione e non sanno come comportarsi. Ed è proprio quello che il piccolo desidera: non accettare più passivamente tutto quello che gli viene detto, far capire che sta crescendo e quindi anche la considerazione di mamma e papà deve crescere e cambiare assieme a lui. I genitori devono essere consapevoli che il piccolo sta maturando e vivendo una fase importantissima per il suo sviluppo psicologico.

Quale tipo di atteggiamento mettere in pratica

La fase del NO si risolve da sola verso i tre anni, quando il bambino, attraverso l’esperienza cognitiva del mondo esterno e l’ingresso alla scuola per l’infanzia, inizia a percepire sé stesso come individuo autonomo, a capire quello che gli piace, a prendere semplici decisioni. I genitori devono aiutare il bambino in questo momento della crescita, mostrandosi comprensivi ma anche fermi. Le sgridate, gli atteggiamenti severi, il ripetergli che non si comporta da bravo bambino rischiano di reprimere una naturale evoluzione, facendolo diventare timido o, al contrario, ribelle. Si può accettare qualche no soprattutto se si tratta di un rifiuto a una questione di poca importanza: questo permette al bambino di sperimentare la propria indipendenza di giudizio. Sulle poche, essenziali regole dell’educazione, invece, non si deve transigere. In questo modo, il piccolo capirà che ci sono dei limiti e che l’autorità dei genitori non va messa in discussione. È invece un grosso errore cedere, per amor di pace, per non ferirlo o per paura che non stia bene. Se si cede sempre il piccolo capirà che sarà sufficiente accanirsi con il no per far fare ai genitori sempre quello che desidera.

Sahalima Giovannini

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