

Correre, saltare, andare in bicicletta e giocare all’aperto fanno bene al cuore, ai muscoli e alle ossa. L’attività fisica, però, esercita effetti positivi anche sul cervello: favorisce l’apprendimento, sostiene l’equilibrio emotivo e contribuisce a migliorare la qualità del sonno. Non è necessario praticare uno sport agonistico. Anche il gioco libero, una passeggiata a passo sostenuto o una partita con gli amici possono aiutare bambini e adolescenti a mantenersi attivi. Il cervello, soprattutto durante l’età evolutiva, è un organo estremamente dinamico. Le esperienze, il movimento e l’apprendimento contribuiscono a modellare le connessioni tra le cellule nervose attraverso la neuroplasticità, ossia la capacità del sistema nervoso di modificarsi e adattarsi.
Dopo una sessione di attività fisica, soprattutto se di intensità moderata o vigorosa, molti bambini riescono a concentrarsi meglio. Il movimento può sostenere alcune funzioni esecutive, ovvero le abilità che permettono di organizzare le informazioni, mantenere l’attenzione, controllare gli impulsi e scegliere una strategia per risolvere un problema. Questo non significa che fare sport renda automaticamente più bravi a scuola, ma l’attività fisica regolare può creare condizioni favorevoli all’apprendimento. Anche brevi pause di movimento tra un’attività scolastica e l’altra possono aiutare a ridurre l’irrequietezza e recuperare l’attenzione.
L’esercizio aerobico aumenta temporaneamente il flusso sanguigno e l’apporto di ossigeno al cervello. Favorisce inoltre la produzione di sostanze coinvolte nella protezione delle cellule nervose e nella formazione di nuove connessioni. Particolare interesse scientifico riguarda l’ippocampo, una struttura cerebrale importante per la memoria e l’apprendimento. Le ricerche condotte nelle diverse fasce di età suggeriscono che un’attività fisica costante contribuisca a conservarne la funzionalità. Muoversi fin dall’infanzia, quindi, non offre soltanto vantaggi immediati: aiuta a costruire abitudini protettive per la salute futura, riducendo alcuni fattori associati al declino cognitivo, obesità, ipertensione e diabete.
L’attività fisica può favorire il benessere psicologico, ridurre la tensione e offrire una pausa dalle preoccupazioni. Quando viene praticata insieme agli altri, crea occasioni di socializzazione, cooperazione e appartenenza. Raggiungere piccoli obiettivi motori, inoltre, rafforza la fiducia nelle proprie capacità. Nei bambini, ma non deve essere presentato come una cura sufficiente. In presenza di tristezza persistente, isolamento, perdita di interesse, irritabilità intensa o comportamenti autolesivi è indispensabile rivolgersi tempestivamente al pediatra o a uno specialista della salute mentale.
Muoversi durante la giornata aiuta a regolare il ritmo sonno-veglia, facilita l’addormentamento e può favorire un riposo più profondo. Dormire bene, a sua volta, è fondamentale per consolidare ciò che è stato appreso, regolare le emozioni e recuperare le energie. È preferibile evitare allenamenti molto intensi immediatamente prima di andare a letto, soprattutto se il bambino nota di sentirsi più attivo dopo lo sport. Per proteggere il sonno è inoltre importante limitare la sedentarietà prolungata e l’utilizzo serale degli schermi.
Per bambini e adolescenti tra i 5 e i 17 anni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda una media di almeno 60 minuti al giorno di attività fisica moderata o vigorosa, prevalentemente aerobica. Almeno tre giorni alla settimana dovrebbero essere comprese attività più intense e capaci di rafforzare muscoli e ossa. I sessanta minuti non devono necessariamente essere consecutivi: possono essere distribuiti nell’arco della giornata tra tragitto a piedi, ricreazione, giochi, bicicletta e sport. Per i bambini più piccoli il movimento deve occupare una parte ancora più ampia della giornata, principalmente attraverso il gioco. L’attività migliore è quella adatta all’età, alle condizioni di salute e, soprattutto, gradita al bambino. Imporre uno sport non amato può produrre rifiuto; è preferibile sperimentare discipline diverse e lasciare che emerga una scelta personale. Anche i genitori possono dare l’esempio organizzando passeggiate e giochi in famiglia. Per il cervello non conta diventare campioni: conta muoversi con regolarità, piacere e sicurezza.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico www.guidagenitori.it