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Interculturalità a scuola, non è facile

scuola interculturale

Negli ultimi anni la realtà della scuola è profondamente cambiata: ancora negli anni Settanta e Ottanta gli alunni erano quasi totalmente italiani, solitamente cattolici, quindi con un backgroud culturale ed educativo simile. Oggi è diverso: in una classe è facile incontrare bambini che provengono dai Paesi arabi, dalla Cina, dal Sudamerica. Tutto questo rappresenta di sicuro un arricchimento: conoscere altre culture, altre cucine, altri modi di essere apre al futuro, aiuta a combattere il pregiudizio. Tuttavia l’inclusione può portare anche a uno scontro tra modi di pensare, di affrontare alcun aspetti della quotidianità.

L’inclusione multietnica degli alunni

L’obiettivo della scuola oggi è passare dalla multiculturalità all’interculturalità. Questa definizione è stata utilizzata nella scuola italiana, per la prima volta in modo ufficiale, nel 1990 con la Circolare ministeriale n. 205 del 26 luglio, si occupava dell’inserimento degli alunni stranieri nelle classi, per educare appunto all’interculturalità. È una circolare storica e al tempo stesso molto attuale. La circolare così declara: l’educazione interculturale si basa sulla consapevolezza che i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nelle culture degli altri; non tutti dal passato ma neppure tutti nel presente e nel futuro. Educare all’interculturalità significa costruire la disponibilità a conoscere e a farsi conoscere nel rispetto dell’identità di ciascuno in un clima di dialogo e di solidarietà.

Il relativismo culturale

Con questo documento si compie un forte passo in avanti contro l’etnocentrismo, ossia il considerare le altre società e culture attraverso il punto di vista della propria cultura, con tutti i preconcetti correlati. Quindi si passa dalla contrapposizione delle singole culture, storicamente e spazialmente determinate, all’individuare l’esistenza di principi comuni. Riconoscere la molteplicità culturale e religiosa le differenze equivale a riconoscere la pari importanza e dignità di tutte le culture presenti nella società umana. L’approccio all’integrazione di tutti gli alunni passa sia attraverso un piano cognitivo, basato sulla conoscenza degli altri sia affettivo, basato sull’attenzione alla relazione, alle interazioni, alla storia collettiva e singola.

Punti in comune e differenze che possono creare difficoltà

Per educare all’interculturalità, è importante creare un background comune, per esempio attraverso attività di laboratorio, merende in comune in cui ciascuno porta cibi della propria tradizione. È invece bene smorzare le differenze che possono portare a ledere la libertà e i diritti dei singolo alunni. Per esempio, è possibile che in alcune culture si possa avvertire ancora qualche differenza, per esempio, tra i maschi e le femmine, oppure nel caso degli alunni con qualche difficoltà. Purtroppo, è capitato ad alcune insegnati delle medie inferiori di trovarsi a gestire comportamenti poco appropriati dei maschietti verso le ragazzine e di trovare l’indomani la madre a lamentarsi per aver ripreso un comportamento per loro più che normale.  È essenziale che gli insegnanti, con equilibrio, trasmettano il concetto che a scuola si è persone e che tutti hanno lo stesso diritto al rispetto. Questo concetto passa soprattutto con gli esempi e i comportamenti quotidiani, evitando situazioni forti che possono mettere in difficoltà i bambini provenienti da famiglie più tradizionaliste.

Sahalima Giovannini

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