

Al tempo della scuola per i nostri genitori non c’erano alternative: grembiule per tutti, nero per i maschi e bianco per le femmine con un grande fiocco sotto il colletto bianco per i maschi e blu per le femmine. Oggi questa possibilità è riservata solo a poche scuole: nella maggior parte degli istituti ci si veste come si desidera. Entrambe le situazioni hanno pro e contro.
Grembiule, a qualcuno piace ancora
Il grembiule è stato eliminato in molte scuole, l’atto di accusa: omologare i bambini, renderli tutti uguali e reprimere la personalità e la possibilità di esprimersi. In realtà, la divisa non è una scelta del tutto deprecabile. In primo luogo, può essere una garanzia di igiene: il grembiule, in puro cotone, può essere lavato e igienizzato alle alte temperature, per eliminare le trecce di sporco, inchiostro ma anche i germi con i quali i bambini entrano in contatto ogni giorno. Inoltre l’uso del grembiule difende gli indumenti sottostanti, in genere in tessuto più delicato e impedendo il confronto tra i tipi di abbigliamento dei bambini, alcuni dei quali purtroppo, vanno a scuola con capi degni di una sfilata di moda, mentre altri sfoggiano un look decisamente più modesto. Da questo punto di vista, il grembiule ha una valenza educativa. Inoltre, non è vero che omologhi i bambini: essere tutti uguali, anzi, per i piccoli rappresenta una forma di sicurezza, regala identità e senso di appartenenza. Nei più validi istituti scolastici americani, inglesi e giapponesi la divisa è ancora in uso e, in Italia, molte scuole elementari e medie offrono la T-shirt o la tuta con il logo dell’istituto: spesso i ragazzini desiderano indossare solo quel capo, proprio per ritrovare la propria identità.
Come scegliere l’abbigliamento laico
Sono tuttavia moltissimi gli istituti che hanno abolito l’uso del grembiule e le famiglie si devono adeguare. Alle scuole medie, poi, il grembiule non è più in uso da decenni. In questo caso, le parole d’ordine sono due: semplicità e praticità. La scuola è un luogo di apprendimento e di educazione, non un ambito nel quale mostrare il proprio gusto per la moda o, peggio, le proprie possibilità economiche. Un ragazzino può sicuramente indossare un capo firmato, magari regalato dai nonni, o un bel paio di scarpe che hanno il vantaggio di essere anche comode e calde. Esibire però, ogni giorno, felpe e jeans all’ultima moda è altamente diseducativo perché i bambini possono convincersi che l’apparire sia l’aspetto più importante e trascurano quello che conta davvero: l’impegno, la curiosità e il desiderio di apprendere. È meglio invece privilegiare un abbigliamento comodo, che faccia sentire a proprio agio nelle lunghe ore in classe. E non dimentichiamo l’aspetto pratico: nelle aule i ragazzini trascorrono molte ore e devono potersi svestire in fretta se vanno in bagno o se si cambiano per l’attività motoria. Gli indumenti dovrebbero infine essere in tessuti morbidi e naturali. Le fibre utilizzate debbono rispettare la traspirazione e, nello stesso tempo, mantenere la temperatura corporea al livello perfetto per consentire al bambino il tepore di cui ha bisogno per stare seduto e concentrato a scrivere e studiare.
Lasciamoli vestire come preferiscono
E quando sono più grandicelli, dalle medie in poi, occhio alla tipologia dei vestiti stessi. In genere a questa età i maschi non disdegnano felpe e T-shirt di dubbio gusto, con teschi e mostri, jeans a vita bassa e ampi bermuda, mentre le ragazze prediligono un abbigliamento che i nonni non esiterebbero a definire da spiaggia. Lo fanno, appunto, perché tutti si vestono in quel modo e loro desiderano uniformarsi, scegliendo al tempo stesso quello che i genitori detestano di più. Il consiglio è lasciarli fare, sempre nel limite della decenza: infatti molte scuole hanno una sorta di regolamento imponendo un abbigliamento adeguato. La regola della scuola va rispettata, mentre il consiglio dei genitori non sempre è ben accetto e, solitamente, i ragazzi fanno proprio il contrario di quanto suggerito dai genitori. Permettiamogli l’abbigliamento preferito, il tempo li aiuterà a riprendere gusti più normali. L’importante è non scendere a compromessi per cose più importanti, come per esempio lo studio, gli orari di uscite, il tempo dedicato a televisione e videogiochi.
Lina Rossi