

Il ciucciotto è un piccolo dispositivo i cui benefici sono stati negli ultimi anni riconosciuti: ha l’effetto di calmare il bambino prima della nanna, appaga il riflesso della suzione, intenso nei primi mesi di vita, e sembra addirittura che svolga un effetto protettivo nei confronti della sindrome della morte in culla. A un certo punto è però il momento di mettere il ciucciotto da parte: succede quando il bambino cresce e ha ormai gli incisivi da latte, o quando è il momento di essere inserito al nido. In alcuni casi il bambino abbandona spontaneamente il ciuccio, in altri casi l’impresa può essere più delicata.
Verso i 18 – 24 mesi di vita, il bambino ha progressivamente meno bisogno del conforto del ciuccio. Il riflesso della suzione, intenso già nella vita intrauterina e poi nei primi mesi, garanzia stessa di sopravvivenza, poco per volta diminuisce: il bambino inizia infatti a ingerire alimenti consistenti, la muscolatura di bocca e mandibola si sviluppano e la sopravvivenza non dipende più solo dal fatto di poter succhiare il latte. Anche dal punto di vista psicologico il bambino cambia: cresce, è più attento al mondo esterno e sviluppa la sua indipendenza. Il conforto del succhiotto è quindi meno impellente nel corso della giornata. Inoltre, avanza il discorso del nido e, poi, della scuola per l’infanzia. L’ingresso in questi luoghi presuppone che il bambino almeno durante le ore di veglia sia autonomo rispetto al ciucciotto, anche per ragioni igieniche. Infine, un uso prolungato del ciuccio nell’infanzia potrebbe portare a un mal posizionamento dei denti incisivi, anche se i modelli più recenti hanno una forma ergonomica che riduce questo rischio.
Il bambino è insomma pronto di suo ad abbandonare il ciucciotto. Assecondare questa tendenza è un modo per facilitarlo questo passaggio senza traumi, come si faceva un tempo, quando dall’oggi al domani il succhiotto spariva e la mamma spiegava che – era stato portato via dall’uomo cattivo – oppure applicava una sostanza amara per renderlo sgradito. Sono sistemi che possono causare sofferenza al bambino, quando un po’ di pazienza è sufficiente ad assicurare un passaggio indolore. Quando, attorno all’anno e mezzo-due anni il bambino gioca tranquillo sul suo tappeto, dovrebbe poter trascorrere questi momenti già senza il ciuccio: se parliamo con lui, interagiamo, facciamo parlare il piccolo, non gli verrà in mente di chiedere l’amato ciuccio. Lo stesso vale per la passeggiata o il gioco all’aperto, quando la sua mente è distratta da paesaggi, persone, attività e quindi non ha bisogno di questo oggetto. Il ciucciotto può essere lasciato prima della nanna, o quando il bambino ha la febbre, insomma in quei momenti in cui il piccolo può avere ancora bisogno di conforto.
Lina Rossi
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