Uova e colomba, i dolci della Pasqua sono golosi, ma attenzione alla quantità

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Uova e colomba, i dolci della Pasqua sono golosi, ma attenzione alla quantità

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Natale è la festività magica dell’anno, ma la Pasqua è sicuramente la più gioiosa. Alla felicità che provano i credenti cristiani nel pensiero che Gesù è risorto, si unisce il piacere di vedere la natura che torna alla vita, il cielo di nuovo azzurro, le rondini tornare a svolazzare e gli alberi affollarsi di fiori e foglioline di un tenerissimo verde. I due simboli della tradizione, l’uovo e la colomba, rappresentano proprio questo.

L’uovo, simbolo cristiano della vita
L’uovo di cioccolato tanto amato dai bambini e non solo da loro, ha infatti tradizioni antichissime. Un po’ in tutte le culture mondiali, non solo in Europa ma anche in Oriente, In India, nell’antico Egitto, fino alla Polinesia e alle Americhe, le uova hanno simboleggiato nei millenni la rinascita o la vita dopo la morte. L’espressione latina ab ovo significa proprio – dalle origini, dal principio – per indicare il punto di origine del tutto, prima del quale non esiste nulla. La tradizione cristiana riprese l’uovo come simbolo della vita, perché somigliava al nudo sepolcro di Cristo, all’interno del quale si nascondeva la resurrezione. Per questo l’uovo divenne ben presto l’alimento tipico dei pasti della Pasqua e della festa e si iniziò a decorale in vario modo: di rosso nel cristianesimo orientale; d’oro, fiori e foglie in Occidente, fino a quando le uova pitturate in vari colori, in paesi come la Francia o gli Usa, divennero oggetto di vere e proprie cacce al tesoro da parte dei bambini. L’uovo con sorpresa iniziò a diffondersi quando Carl Fabergè, gioielliere e orafo russo, donò alla zarina Maria di Russia un capolavoro di arte orafa: un uovo in platino dipinto di bianco contenente al suo interno un uovo più piccolo, d’oro, in cui erano nascosti un pulcino d’oro e una miniatura della corona reale.

Attenzione alla qualità
Il simbolo dell’uovo divenne presto parte della tradizione e si diffuse così l’uovo di cioccolato, che oggi esiste in versione industriale e di pasticceria, al latte o fondente, bianco o con nocciole, decorato con fantasia o con le rappresentazione di principesse, eroi e pupazzi. All’interno, l’immancabile sorpresa. L’uovo è diritto di tutti i bambini, tanto è vero che a Pasqua molti piccoli ne ricevono anche cinque o sei tutti insieme, da parte di genitori, nonni, amici e parenti vari. Il rischio è duplice: da una parte, una solenne indigestione, perché è impossibile negare il cioccolato proprio a Pasqua; dall’altro, l’inevitabile passaggio dalla tradizione mistica della Pasqua a una festa puramente commerciale, come tante altre. L’indigestione, però, non avviene a causa del cioccolato puro ma per il contenuto di burro di cacao, che è una sostanza grassa presente in quantità tanto più abbondanti quanto più il cioccolato è chiaro. Il cioccolato bianco, in particolare, è costituito solo da burro di cacao, che è purtroppo facilmente adulterabile e spesso sostituito con olio palmitico… non proprio l’ideale, insomma, se assunto in quantità considerevoli.

Segno di fede, non solo consumismo
Anche nell’acquisto dell’uovo, è quindi essenziale badare alla qualità, visto che a consumarlo saranno i bambini: un prezzo un pochino più alto equivale a una qualità sicuramente migliore, anche a costo di acquistare un uovo un po’ più piccolo. Se, invece si è regalato l’uovo perché cristiani: e se si crede, pur senza negare l’uovo ai bambini, perché non cercare di riportare tutto a una dimensione più modesta? È utile anche per far capire a un bambino che il senso della Pasqua è, prima di tutto, di comunione, di condivisione, anche con chi ha meno di noi. Questo può significare la rinuncia a qualcosa, per esempio alle cinque – sei uova di cioccolato, all’uovo da due chili che è tanto bello ma poi non si riesce a finire. Si può allora pensare a chi ha meno: perché, con la crisi, non saranno pochi i bambini che quest’anno dovranno rinunciare all’uovo, soprattutto all’uovo di qualità. Pensare anche a loro significa insomma dare alla Pasqua un senso più profondo.

Colomba, l’altro simbolo della Pasqua
Mentre nei paesi anglosassoni il simbolo della Pasqua è il coniglio, da noi è la colomba a riprendere una leggenda addirittura biblica: il racconto di quando, alla fine del Diluvio universale, Noè invio una candida colomba a esplorare la distesa delle acque. Dopo il terzo tentativo, la bestiola tornò con un ramo d’ulivo nel becco, simbolo della presenza di terra emersa ma soprattutto della riconciliazione con Dio. La colomba divenne un dolce nella zona della Lombardia, quando si iniziò a prepararla in pasticceria per celebrare un’altra tradizione: la trasformazione in vere colombe, che volarono via, dalla selvaggina arrostita e offerta dalla regina longobarda Teodolinda ai monaci di San Colombano. Come per dire: a Pasqua, pensiamo un po’ meno alla gola e un po’ di più allo spirito. Non è un male, quale che sia la propria fede religiosa.

Giorgia Andretti

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