I bambini imparano le regole alimentari di chi li circonda

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I bambini imparano le regole alimentari di chi li circonda

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Non è difficile insegnare ai bambini la corretta alimentazione, a patto, però, che essi abbiano il giusto esempio da seguire, non solo a casa ma anche nei luoghi che iniziano a frequentare quando sono più grandicelli. Dopo i primi mesi di svezzamento, quando l’alimentazione è curata essenzialmente dalla mamma, il bambino inizia a seguire un regime alimentare simile a quello di un adulto: proprio a questo punto possono iniziare i problemi, che favoriscono l’aumento di peso e le abitudini alimentari sbagliate. Troppo spesso vengono offerte al bambino porzioni di cibo troppo abbondanti, piatti troppo conditi e soprattutto troppo salati. Nei primi anni, quando si forma il gusto, il bambino apprende quindi abitudini che poi risulta difficile combattere. Per questo è importante instradare alle consuetudini corrette anche in altri contesti, chiedendo la collaborazione di chi si occupa del bambino

Nonni: piccoli compromessi per il risultato finale
Nei primi anni di vita, un bambino spesso viene accudito da altre persone vicine alla famiglia, solitamente i nonni e la baby sitter che non di rado si occupano anche di preparare il pasto. Nel caso il piccolo sia seguito dalla baby sitter, le istruzioni devono essere semplici e chiare: sarà sufficiente lasciare gli ingredienti nel frigo oppure preparare in anticipo qualcosa di pronto, di semplice e nutriente come verdure al vapore o semplicemente tagliate per poterle gustare crude. Qualunque tata, anche la più inesperta, è in grado di cucinare una semplice pasta la pomodoro, oppure di riscaldare al microonde il passato di verdure. È importante non scendere a compromessi soprattutto per quanto riguarda i fuoripasto, troppo spesso sono visti come premi per tenere buoni i bambini o per convincerli a tornare a casa dopo i giardinetti. Sarà quindi opportuno preparare verdure fresche da sgranocchiare, frutta porzionata ben pulita, oppure uno yogurt magro naturale o un gelato alla frutta se fa caldo. Niente patatine, pizzette, focacce farcite con wurstel e formaggi, bibite dolcissime e frizzanti. Un po’ più complesso è il rapporto con i nonni, che appartengono a una cultura per cui un bambino – più mangia, meglio è, tanto crescendo dimagrisce. Pur nella gratitudine che si deve ai nonni per l’amore e l’attenzione verso il bambino, è importante mettere punti fissi: no ai fuoripasto salati e grassi, no a obbligare il bambino a finire il cibo nel piatto per non sprecare il cibo, è sufficiente dargliene un po’ meno.

La sicurezza di mangiare a scuola
Diverso è a scuola: non appena il bambino inizia a frequentare il nido e poi la materna, inizia a mangiare assieme agli altri e questo è molto importante per la sua formazione alimentare. Va detto che i genitori possono stare sicuri su quello che viene offerto ai bambini. I menu di asili e scuole vengono infatti preparati da medici e nutrizionisti e sono quindi perfettamente equilibrati, comprendendo tanta frutta, verdura, proteine e carboidrati. Per i bambini è rassicurante consumare il cibo assieme ai coetanei e tendono a imitare i comportamenti di coloro che ricevono più lodi dagli insegnanti: non di rado un bambino a scuola mangia l’insalata o gli spinaci mentre a casa rifiuta. Questa tendenza va assecondata, perché rappresenta la migliore educazione al gusto. È allora bene evitare di dare ai bambini merende troppo ricche al mattino legate all’assioma: così almeno mangia qualcosa se il pasto non gli piace, o portare un sostanzioso break pomeridiano per rifarsi di quello che non ha mangiato. Nutrirsi con gli altri è condivisione oltre che educazione a mangiare ciò che viene messo nel piatto.

La Redazione

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