Smartphone a 12 anni e comportamenti alimentari: un nuovo studio

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9 Ottobre 2026

Smartphone a 12 anni e comportamenti alimentari: un nuovo studio

smartphone e problemi alimentazione
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Il primo smartphone è un passaggio importante: permette di comunicare, organizzarsi e partecipare alla vita del gruppo. Per i genitori, però, apre anche domande sui contenuti che i figli incontrano e sulle emozioni che questi possono suscitare. Un nuovo studio dell’Università della California a San Francisco aggiunge un elemento alla riflessione: il possibile legame tra possesso precoce del telefono e comportamenti alimentari problematici. La ricerca, coordinata da Jason M. Nagata e pubblicata il 25 settembre 2026 su JAMA Network Open, ha analizzato 8.957 adolescenti americani del programma ABCD, dedicato allo sviluppo e alla salute dei ragazzi. Circa il 70% possedeva uno smartphone a 12 anni. I ricercatori hanno esaminato i sintomi alimentari a quell’età e due anni dopo.

Cosa hanno osservato i ricercatori

Nelle analisi che tenevano conto di diversi fattori e dei sintomi già presenti a 12 anni, possedere uno smartphone era associato, a 14 anni, a un rischio relativo maggiore del 67% di sintomi di abbuffata e del 50% di comportamenti compensatori per evitare l’aumento di peso. Tra questi rientravano vomito, uso improprio di lassativi o pillole dimagranti ed esercizio fisico eccessivo. La probabilità di legare il proprio valore personale al peso risultava circa doppia. Quella di riferire almeno uno dei sintomi esaminati era maggiore del 49%. Queste percentuali indicano aumenti relativi rispetto ai coetanei senza smartphone a 12 anni: non significano che il 67% dei ragazzi con il telefono sviluppi abbuffate.

Un’associazione da interpretare con attenzione

Lo studio è osservazionale: individua un legame, ma non dimostra che lo smartphone provochi un disturbo alimentare. Inoltre, i ricercatori hanno valutato sintomi, anche sotto la soglia di una diagnosi, e il possesso del dispositivo, senza stabilire quali contenuti o modalità d’uso spieghino l’associazione. Un’altra precisazione riguarda la paura di ingrassare: nell’analisi complessiva a distanza di due anni non emergeva un’associazione statisticamente significativa. Il dato evita di attribuire alla ricerca conclusioni più ampie di quelle sostenute dai risultati.

Immagini, confronti e valore personale

Per comprendere il tema occorre guardare anche all’esperienza digitale dei ragazzi. Secondo l’American Academy of Pediatrics, i social possono offrire occasioni di relazione, ma anche esporre a immagini idealizzate che alimentano difficoltà con l’immagine corporea e l’autostima. Un uso eccessivo può inoltre sottrarre spazio al sonno e alle attività condivise. Sono possibilità da considerare, senza presumere che ogni adolescente reagisca allo stesso modo. Chiedere «Come ti senti dopo aver guardato questi video?» può aprire un dialogo più utile di una discussione limitata al numero di ore trascorse online.

Cosa possono fare i genitori

Accompagnare l’uso del telefono significa interessarsi a ciò che i figli vedono. Si può parlare delle immagini modificate, delle promesse di dimagrimento e dei messaggi che presentano abitudini dannose come modelli di benessere. Il confronto dovrebbe lasciare spazio alle domande dei ragazzi e ai loro dubbi. L’American Academy of Pediatrics raccomanda proprio di discutere con gli adolescenti dei contenuti online e delle abitudini irrealistiche o poco salutari che possono proporre. Occorre anche osservare eventuali cambiamenti persistenti: restrizioni alimentari crescenti, forte senso di colpa dopo aver mangiato, preoccupazione per il peso o rituali che occupano sempre più tempo. Questi segnali meritano ascolto e un confronto con il pediatra, che potrà valutare la necessità di un percorso specialistico. Il nuovo studio offre alle famiglie un motivo in più per accompagnare l’ingresso nella vita digitale. Il punto di partenza può essere una conversazione semplice: capire che cosa il ragazzo incontra sullo schermo e quale significato assume per lui.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it

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