Giocare con il cibo aiuta i bambini a conoscerlo meglio

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Giocare con il cibo aiuta i bambini a conoscerlo meglio

giocare con il cibo
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Con il cibo non si gioca: quante volte questa frase viene ripetuta ai bambini? Insegnare le buone maniere a tavola è certamente importante, ma durante i primi anni di vita toccare, schiacciare e annusare gli alimenti non rappresenta necessariamente un comportamento scorretto. Può essere, invece, un modo naturale per conoscerli. I bambini esplorano il mondo attraverso i sensi. Prima di accettare un alimento nuovo, spesso hanno bisogno di osservarlo, prenderlo in mano, sentirne l’odore e verificarne la consistenza. Il cosiddetto food play, ovvero il gioco sensoriale con il cibo, permette di compiere questa esplorazione in un contesto sereno e privo di pressioni.

Un’esperienza che coinvolge tutti i sensi

Il gioco con il cibo non consiste soltanto nello schiacciare o spalmare gli alimenti. Comprende tutte le attività che consentono al bambino di familiarizzare con colori, forme, profumi, consistenze, rumori e sapori. Un alimento può essere morbido, duro, liscio, granuloso, asciutto o umido. Può cambiare colore e consistenza durante la cottura oppure produrre un suono quando viene spezzato o masticato. Attraverso queste esperienze il bambino arricchisce il linguaggio, allena la coordinazione tra occhi e mani e sviluppa la motricità fine necessaria per afferrare, versare, mescolare e utilizzare le posate. L’esplorazione sensoriale può essere particolarmente utile per i bambini molto selettivi a tavola o infastiditi da alcuni odori e consistenze. Tuttavia, non deve essere considerata una terapia universale né sostituire una valutazione professionale quando le difficoltà alimentari sono importanti.

Dal contatto all’assaggio, senza forzature

Per alcuni bambini, accettare un alimento nuovo richiede numerose esposizioni. Vederlo nel piatto senza doverlo mangiare rappresenta già un primo passo. Successivamente il bambino potrà avvicinarlo, toccarlo, annusarlo, portarlo alle labbra e, quando si sentirà pronto, assaggiarlo. L’obiettivo non deve essere ottenere immediatamente un boccone. Insistere, minacciare, premiare o costringere rischia di aumentare il rifiuto e trasformare il pasto in un terreno di scontro. È preferibile lasciare che sia il bambino a stabilire fin dove arrivare, lodando la curiosità e non la quantità consumata. Gli adulti hanno comunque un ruolo fondamentale: decidono quali alimenti proporre, quando e dove offrirli; il bambino può scegliere se mangiare e quanto.

Alcuni giochi da provare

Con i più piccoli si possono disporre nel piatto alimenti morbidi, adatti all’età, lasciandoli liberi di prenderli con le mani. Yogurt, purea di frutta o creme possono diventare colori con cui tracciare linee e forme su un vassoio lavabile. I bambini più grandi possono partecipare alla preparazione dei pasti: lavare le verdure, spezzare l’insalata, impastare, mescolare, disporre la frutta in base ai colori oppure confrontare un alimento crudo con lo stesso alimento cotto. Si può giocare a riconoscere un cibo dal profumo, descriverne il sapore senza limitarsi a buono o cattivo oppure ascoltare il rumore prodotto mentre viene spezzato. Anche apparecchiare, pesare gli ingredienti e contare le porzioni aiuta a costruire familiarità con gli alimenti senza concentrare tutta l’attenzione sull’assaggio.

Esplorare in sicurezza

Ogni attività deve essere adeguata all’età e svolgersi sotto la sorveglianza di un adulto. Gli alimenti destinati ai bambini piccoli devono avere forma, dimensioni e consistenza sicure: cibi duri, piccoli, rotondi, appiccicosi o difficili da masticare possono provocare soffocamento. Il bambino deve stare seduto e non deve mangiare mentre corre o gioca. Occorre inoltre lavare mani e superfici, rispettare eventuali allergie e utilizzare piccole quantità per evitare sprechi. Il miele non deve essere proposto prima dei due anni. Se il bambino elimina intere categorie alimentari, ha conati frequenti, difficoltà nel masticare o deglutire, non cresce adeguatamente oppure manifesta un’intensa angoscia davanti al cibo, è opportuno parlarne con il pediatra. Potrà essere indicata una valutazione multidisciplinare. Giocare con il cibo non significa rinunciare alle regole: significa creare uno spazio preciso nel quale osservare e sperimentare. Quando l’esperienza rimane piacevole, graduale e sicura, anche un alimento sconosciuto può smettere di fare paura e diventare una nuova scoperta.

Rossi Lina – con supervisione dott.ssa Rosalba Trabalzini

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