

Il diabete mellito di tipo 1 è una delle malattie croniche più frequenti dell’età pediatrica. Può comparire in qualsiasi momento della vita, ma l’esordio è più comune durante l’infanzia e all’inizio della pubertà. Riconoscerne tempestivamente i segnali è fondamentale, perché nei bambini l’aumento della glicemia può evolvere rapidamente verso una complicanza grave: la chetoacidosi diabetica.
Il diabete tipo 1 è una malattia autoimmune. Per ragioni non ancora del tutto chiarite, il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina. Questo ormone permette al glucosio presente nel sangue di entrare nelle cellule ed essere utilizzato come fonte di energia. Quando l’insulina diventa insufficiente, il glucosio si accumula nel sangue, causando iperglicemia, mentre l’organismo, non riuscendo a utilizzarlo, inizia a consumare grassi e proteine. Il diabete tipo 1 non è provocato dal consumo di dolci, dal sovrappeso o da comportamenti sbagliati dei genitori. Alla sua comparsa concorrono una predisposizione genetica e fattori ambientali ancora oggetto di studio. La maggior parte dei bambini colpiti non ha familiari con la stessa malattia. In presenza di un genitore, fratello o sorella con diabete tipo 1, il pediatra può tuttavia valutare l’opportunità di controlli specifici per ricercare gli autoanticorpi associati al processo autoimmune.
I segnali possono comparire nell’arco di pochi giorni o settimane. Il bambino inizia a bere continuamente e a chiedere acqua anche durante la notte. Urina più spesso e in quantità abbondante. Un piccolo che aveva già raggiunto il controllo della vescica può ricominciare a bagnare il letto. Nonostante mangi normalmente o mostri più fame del solito, può perdere peso e apparire stanco, irritabile, assonnato e meno interessato al gioco. Possono comparire vista offuscata, pelle secca, difficoltà di concentrazione e infezioni ricorrenti, comprese candidosi genitali. La contemporanea presenza di sete intensa, aumento della quantità di urina, dimagrimento e stanchezza deve indurre i genitori a contattare il pediatra nella stessa giornata. Una semplice misurazione della glicemia permette di individuare rapidamente una possibile iperglicemia. La diagnosi sarà poi confermata attraverso esami del sangue, dosaggio dell’emoglobina glicata, ricerca degli autoanticorpi ed eventuale valutazione del peptide C.
In assenza di insulina l’organismo produce corpi chetonici, sostanze acide che possono accumularsi nel sangue e provocare la chetoacidosi diabetica. È un’emergenza potenzialmente pericolosa per la vita. Il bambino deve essere accompagnato immediatamente in pronto soccorso, oppure va chiamato il 112, se presenta:
In queste condizioni non bisogna aspettare l’apertura dell’ambulatorio pediatrico né tentare di correggere il problema facendo bere bevande zuccherate.
Il trattamento richiede la somministrazione quotidiana di insulina, il controllo della glicemia, un’alimentazione equilibrata e attività fisica regolare. Sensori per il monitoraggio continuo e microinfusori hanno reso la gestione più precisa e compatibile con scuola, sport, viaggi e vita sociale. La ricerca sta inoltre studiando terapie capaci di rallentare il processo autoimmune. Negli Stati Uniti la FDA ha recentemente ampliato le indicazioni del teplizumab, un anticorpo monoclonale destinato a particolari fasi del diabete tipo 1. Con una diagnosi tempestiva, un’équipe diabetologica pediatrica e la collaborazione tra famiglia e scuola, il bambino può crescere, praticare sport e condurre una vita piena e attiva.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it