Obesità, peso in aumento in tutto il mondo

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Obesità, peso in aumento in tutto il mondo

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Palestre, piscine e centri sportivi chiusi, limiti alle passeggiate e gratificazione a base di cibo e dolciumi per compensare noia e tristezza  nei mesi di restrizioni legati al Covid-19. Ecco perché quest’anno la Giornata mondiale dell’obesità ha un significato particolare: i chili di troppo e soprattutto l’obesità sono una conseguenza e un rischio aggiunto del Covid-19, oltre che per il diabete e le malattie cardiovascolari, perché fa salire significativamente la probabilità di esiti negativi.

Obesità: un problema mondiale

Negli Usa, il New York Times riferisce che il 76% delle persone ha guadagnato fino a otto chili durante il primo lockdown e il 63% di queste ha oggi come priorità la perdita di chili in eccesso. In Italia il 44% della popolazione è aumentato di peso a causa del Covid, tra lo smart working, le restrizioni imposte dal lockdown e la maggiore tendenza a dedicarsi alla cucina. La situazione sembra peggiorare per le persone obese, soprattutto per quelle collocate in smart working e in cassa integrazione, che nel 54% dei casi ha registrato un aumento medio di peso di quattro chilogrammi. Gli italiani con obesità sono circa sei milioni e quelli in sovrappeso venticinque milioni e come nel resto del mondo è corsa alle app per diete e fitness. Attualmente nel nostro Paese la prevalenza delle persone obese e con malattie associate superava il 10% della popolazione adulta, pari a quasi cinque milioni di persone. Nelle regioni del Centro-Nord la percentuale delle persone obese è lievemente più bassa rispetto alle regioni del Mezzogiorno: il 7,5% contro il 10,9%.

Obesità e gravidanza

Iniziare una gravidanza con chili di troppo oppure con obesità conclamata espone una donna a un concreto rischio di complicanze. Il sovrappeso si ripercuote sull’assetto ormonale, rendendo complesso il concepimento naturale e, qualche volta, causando qualche difficoltà anche nelle procedure della procreazione medicalmente assistita. Durante i nove mesi possono verificarsi più problemi nelle donne obese rispetto a quelle normopeso tra aborti spontanei e parti pretermine. Nel caso delle donne obese, in particolare, il rischio sale fino al 60%. Anche alcuni esami diagnostici possono essere più complessi se la gestante è obesa. È il caso dell’ecografia, che potrebbe essere meno accurata e quindi non mettere in luce eventuali anomalie fetali. Lo strato di tessuto adiposo sottocutaneo, infatti, potrebbe influenzare negativamente la visualizzazione ecografica degli organi fetali e quindi ridurre l’accuratezza dell’esame. La donna obesa in gravidanza rischia anche la comparsa di diabete gestazionale, ipertensione gravidica e tromboembolismo venoso.

Obesità: i rischi per il neonato

Oltre alle conseguenze negative per la madre, l’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche durante la vita della prole, soprattutto in adolescenza ed età adulta, come le malattie cardiovascolari, la sindrome metabolica, il diabete di tipo 2, l’osteoporosi, molta attenzione deve essere posta allo svezzamento.

 Infine, la programmazione fetale della funzione metabolica indotta dall’obesità può avere effetto intergenerazionale e potrebbe, quindi, tramandare l’obesità nella generazione successiva. Per questa ragione è necessario che la donna tenga sotto controllo il proprio peso in vista di una possibile gravidanza o quando sia già gravida. È bene aumentare l’attività fisica quotidiana e migliorare lo stile alimentare rivolgendosi ad un nutrizionista che, assieme al ginecologo, possa suggerire lo stile alimentare adatto e monitorare accuratamente il peso della futura mamma.

Sahalima Giovannini

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