

F. era una ragazza di soli 23 anni, dinamica e sportiva. Ogni tanto le piaceva regalarsi un tatuaggio nuovo, giusto uno ogni tanto, piccolo e decorativo, per valorizzare un punto del corpo. L’ultima volta, però, non è andata come tutte le altre volte. Il malessere è iniziato poco dopo aver terminato il trattamento. Ricoverata in ben due ospedali diversi, F. è spirata nella notte tra venerdì e sabato scorso. Indagini sono ancora in corso per stabilire se il decesso possa essere collegato al tatuaggio. Non sarà possibile stabilire nulla fino a quando non ci saranno certezze, ma l’episodio ancora una volta insegna che in materia di tatuaggi e di piercing la prudenza va moltiplicata per mille.
Forse un’allergia a un pigmento?
La giovane aveva iniziato a sentirsi poco bene già nel pomeriggio di giovedì, quando il tatuatore stava eseguendo il disegno di un pesce sulla spalla sinistra della ragazza. I primi sintomi lamentati sono stati: mal di gola e malessere generalizzato, l’impressione era di sentirsi strana e questo in contemporanea con l’inizio del trattamento. Il giorno seguente il sintomo più importante è stato come sentire la febbre alta ed il fastidio è stato talmente intenso da richiedere alla madre di essere accompagnarla al pronto soccorso. I medici, sospettano un problema di tipo settico, vengono effettuati i prelievi di sangue ma nessun altro accertamento e soprattutto nessuna cura. Il malessere non solo è continuato ma con una intensità crescente fino a quando la famiglia ha deciso il ricovero al Policlinico, dove è giunta priva di conoscenza. All’una e 30 della notte tra venerdì e sabato si è addormentata per sempre. Il PM sta indagando per omicidio colposo a carico di ignoti e ha acquisito le cartelle cliniche della giovane, oltre al kit di inchiostro e aghi con cui è stato eseguito il tatuaggio. L’obiettivo sarà ora quello di scoprire se la causa dell’incidente sia o meno legato a un problema di ipersensibilità a qualche pigmento degli inchiostri utilizzati: è possibile sviluppare un’allergia anche se non erano mai stati accertati disturbi di questo tipo.
L’allergia è tra le reazioni più comuni
Le reazioni allergiche ai pigmenti sono tra le manifestazioni più frequenti indotte dai tatuaggi. Talvolta possono essere lievi e confinate alla zona in cui si esegue il tatuaggio, ma in altri casi possono causare una sorta di shock settico in tutto l’organismo. Fortunatamente si tratta di casi rari ma esistono e non vanno sottovalutati. Il rischio di reazione allergica non è legato alla sicurezza igienica del luogo e delle strumentazioni utilizzate. Altre manifestazioni, invece, come infezioni più o meno serie e perfino forme di epatite, possono essere dovute alla carente attenzione alle norme igieniche. Per tutelare sia i clienti sia gli operatori del settore, anche per evitare altri casi come quello di F., alcune associazioni di consumatori si stanno già muovendo per chiedere che, a livello nazionale, sia regolamentata l’attività di tatuaggio. L’ADOC – Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori in particolare, auspica la creazione di una legislazione nazionale sull’attività del tatuatore, la cui assenza oggi va a discapito sia dei consumatori che dei professionisti. Attraverso questa legge si potrebbe ridefinire l’intervento di vigilanza e controllo da parte delle Istituzioni sanitarie riservato direttamente all’Istituto Superiore della Sanità. Dovrebbe essere creato un Albo nazionale di riferimento dei tatuatori, oggi totalmente assente a garantire le tutele agli operatori del settore ed ai clienti. La nuova normativa dovrebbe prevedere anche l’indicazione completa e in continuo aggiornamento delle sostanze consentite e di quelle ritenute tossiche. Infine, ADOC ritiene che dovrebbe essere resa obbligatoria la consuetudine di effettuare prove allergiche pre-intervento o presso le strutture sanitarie o presso i locali dove si esercita l’attività, per escludere l’eventualità di reazioni allergiche e, in presenza di una risposta positiva ai test, a impossibilitare la realizzazione dell’opera o ad adottare materiali non lesivi della salute del consumatore.
Giorgia Andretti