

La dieta mediterranea? Ieri era la salvezza delle classi meno abbienti con un’alimentazione a base di frutta, ortaggi, pane integrale, prodotti della pesca. Gli stessi ingredienti rappresentano oggi la dieta di chi può permettersi di acquistare questi prodotti: un tempo “poveri”, sono divenuti i più costosi soprattutto per il loro alto valore nutrizionale. E sono molte le famiglie che, per i problemi economici conseguenti alla crisi finanziaria, non li acquistano, indirizzando il carrello della spesa verso i banconi del supermercato che espongono prodotti a prezzo scontato. Prodotti che, nella maggior parte dei casi, sono ricchi di grassi industriali, di emulsionanti e di prodotti chimici. Che, in breve, fanno ingrassare e sono nocivi per la salute.
Meno soldi, più cibo scadente
I tagli che, loro malgrado, sono costrette a fare molte famiglie italiane sono stati oggetto di uno studio da parte della Fondazione Giovanni Paolo II dell’Università Cattolica di Campobasso. La dottoressa Maria Laura Bonaccio, tra gli autori della ricerca, svolta sul oltre 13.000 italiani, ha potuto giungere alla conclusione che le famiglie con reddito medio-basso consumano mediamente meno frutta, cereali, pesce. Al contrario, orientano la spesa su cibi in scatola, dolci confezionati, grassi di tipo animale perché a costo inferiore. Le famiglie con reddito medio alto invece scelgono una via alimentare decisamente migliore: sulle loro tavole non manca il pesce, la frutta e gli ortaggi. Le conseguenze si vedono sulla salute. Infatti, nelle famiglie italiane meno abbienti il tasso di obesità si attesta sul 36 per cento, mentre nei nuclei famigliari benestanti il sovrappeso non supera il 20 per cento. L’alimentazione mediterranea è quindi un modo di alimentarsi “elitario” destinato forse a essere seguito sempre meno.
Proviamo a scegliere meglio
Per il bene dei nostri figli, cerchiamo di individuare un regime alimentare sano. Un bimbo sovrappeso sarà quasi sicuramente un adulto obeso: difficilmente i chili accumulati durante l’infanzia, per colpa della sedentarietà e di una dieta scorretta, riescono a essere smaltiti in età adulta, se non a prezzo di diete dimagranti punitive. L’attività fisica ha il suo ruolo: anche in questo caso, le classi meno abbienti sono quelle che non hanno la possibilità di iscrivere i propri figli a corsi sportivi o palestre. In questo caso, però, la volontà di fare il bene dei propri ragazzi deve portare a fare le scelte giuste. Per quanto riguarda il moto, esiste un tipo di attività fisica che è alla portata di tutti, non costa nulla ed anzi, permette di risparmiare denaro per la benzina dell’auto o per il biglietto dell’autobus: andare a piedi! Camminare di buon passo è l’esercizio più semplice e naturale che ci sia. Anche il cibo fa la sua parte: la frutta o la verdura di stagione, per esempio, hanno un costo più contenuto rispetto alle primizie o alle varietà importate e sono sicuramente più ricche di vitamine.
Soluzioni sane e a basso costo
Proviamo ad individuare le piccole aziende agricole ed andiamo ad acquistare direttamente da loro: anche nelle città ci sono degli spiazzai coltivati ad orti, proviamo a ricercare i proprietari ed acquistiamo da loro. Se il pesce fresco è proibito, nel banco surgelati c’è una vasta scelta a un prezzo contenuto, il congelamento non fa perdere i valori nutrizionali ed un merluzzo all’acqua pazza congelato non ha nulla da invidiare ad un merluzzo fresco. La pasta integrale o il riso hanno prezzi abbordabilissimi. E l’olio di oliva? È vero, costa un po’, ma ha un gusto così intenso che ne bastano poche quantità soprattutto se lo emulsioniamo con il limone per condire insalate, pesce o verdure bollite. Insomma, risparmiare va bene, ma pensiamo anche al bene futuro dei nostri ragazzi.
Sahalima Giovannini