Quando sono utili e come si effettuano le indagini per accertare se il feto è geneticamente sano
La diagnosi prenatale si propone di fornire il maggior numero possibile di informazioni sullo stato di salute del feto allo scopo di stabilire
se sia “geneticamente sano” ed, in tal caso, rassicurare i genitori sulla buona salute del figlio che sta per nascere, informandoli, eventualmente,
anche sul suo sesso.
Nel caso sfortunato in cui la diagnosi prenatale dimostri la presenza di qualche stato patologico, essa permetterà
di
“in utero” sia immediatamente dopo la nascita.
le informazioni necessarie per decidere una eventuale interruzione della gravidanza.
La diagnosi prenatale è indicata quando
malformazioni di altra natura.
ricorrenti in famiglia o nella regione in cui vivono.
D’altronde, la diagnosi prenatale è anche in grado di fornire alle coppie che
rischiano di procreare figli malformati, la possibilità di affrontare gravidanze normali.
La diagnosi prenatale si effettua attraverso
numerose tecniche di indagine.
Ecografia fetale da eseguire alla 6°settimana (sede d’impianto e stato della camera gestazionale), alla
16° e 32°settimana (possibile diagnosi di circa 300 malformazioni fetali).
Prelievo dei villi coriali: per puntura dell’addome alla 9
-11° settimana, ha un rischio di aborto del 2-3%, sovrapponibile alla probabilità di aborto spontaneo in questa fase della gravidanza. E’ la
tecnica ideale per la diagnosi molecolare (analisi del DNA) di malattie ereditarie presenti in famiglia.
Amniocentesi: per puntura
dell’addome alla 16° settimana, ha un rischio di aborto dello 0,5-1% e permette di effettuare l’analisi del cariotipo fetale, rivelando così la
presenza di eventuali anomalie cromosomiche.
Cordocentesi: prelievo di sangue fetale dal funicolo ombelicale mediante puntura addominale
alla gestante, eseguibile dalla 18° settimana per diagnosticare infezioni fetali e verificare eventuali anomalie cromosomiche riscontrate
all’amniocentesi.
Fetoscopia: visualizzazione diretta del feto ed eventuale prelievo di tessuti (pelle o fegato) utilizzando un
endoscopio, dopo la 18° settimana. Il rischio di aborto, in questo caso, è del 3-5%. Questa indagine risulta utile per la diagnosi di malattie genetiche
della pelle, tipo l’epidermolisi bollosa, o di malattie metaboliche epatiche.
Esistono anche delle tecniche d’indagine meno
invasive.
Dosaggio dell’alfa-feto-proteina sul sangue materno: se è aumentata dimostra un rischio di difetti del tubo neurale
(anencefalia, spina bifida).
Tri-test: dosaggio dell’alfafetoproteina, dell’HCG e dell’estriolo non coniugato nel sangue
materno per stabilire un rischio di sindrome di Down correlato all’età materna. Questo test identifica il 70% dei feti affetti, ma risulta
falsamente positivo nel 6% dei feti sani.
Analisi delle cellule fetali nel circolo materno: presenta ancora difficoltà tecniche.
Diagnosi reimpianto: tecnica molto particolare, che si avvale della fertilizzazione in vitro(Fivet) e consente di studiare il Dna delle prime
cellule del prodotto del concepimento.
L’amniocentesi è la tecnica più diffusa per studiare le anomalie cromosomiche del feto. Ora,
mentre il reperto di un cariotipo normale non provoca altra conseguenza che non sia quella di tranquillizzare i parenti, garantendo loro la nascita di
un figlio “geneticamente” sano (e li informa, altresì, sul sesso del futuro neonato), il trovare un cariotipo anomalo comporta problemi gravi e scelte
assai difficili.
Proveremo ora ad elencare ed a schematizzare le diverse eventualità, indicando anche le possibili soluzioni. In linea di
massima
45,X o S. di Turner; la Sindrome 47,XXY o S. di Klinefelter, ecc.) non si pongono scelte importanti da parte dei genitori. Il bambino nascerà
regolarmente e verrà poi assistito nel modo migliore.
menomazioni fisiche e psichiche (vedi: Sindrome di Down o Trisomia 21 ed altre), si pone ai genitori la difficile scelta tra il proseguire la gravidanza
o l’interromperla (aborto eugenetico). Le convinzioni morali e religiose dei genitori ed il parere del pediatra e del genetista consiglieranno il
comportamento da tenere.
Prof. Luigi Tarani