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In piscina fin da piccolissimo

Rafforza il legame con i genitori, consolida il riflesso naturale del nuoto e stimola lo sviluppo cognitivo e sensoriale. Ecco come funziona e perché serve un corso per neonati.

Stare nell’acqua piace ai bambini piccoli. Infatti in loro è ancora forte il ricordo del liquido amniotico ed il benessere della vita fetale. Già a partire dal quinto o sesto mese, i neonati possono frequentare insieme ai genitori un corso di “acquaticità”. Infatti hanno il riflesso natatorio e, immersi nell’acqua, sono capaci di nuotare senza difficoltà. Inoltre, la calma e il tepore della piscina, l’azzurro, la trasparenza, i suoni attutiti sono le condizioni ideali per un approccio spontaneo con l’ambiente liquido, perché il bambino si sente a suo agio e al sicuro proprio come si sentiva nella pancia della mamma.

Nell’acqua acquisisce sicurezza
Il corso di acquaticità in genere comprende un ciclo di lezioni, con “immersioni” della durata di circa mezz’ora, una volta alla settimana. Il piccolo entra in acqua insieme alla mamma o al papà che, seguendo le indicazioni di un istruttore, impara a sorreggerlo e a partecipare attivamente ai suoi giochi. I bambino viene lasciato completamente libero di esprimersi e il suo approccio con l’acqua non viene mai forzato. L’obiettivo principale dell’acquaticità è proprio questo: stimolare l’individualità del piccolo, aiutarlo ad esprimersi con creatività, incoraggiare il suo senso di autonomia e di fiducia per l’ambiente che lo circonda. Nell’acqua anche il gesto più semplice diventa un’esperienza nuova ed emozionante: battere le manine sulla superficie, vedere i piedini che si muovono sul fondo, giocare con gli spruzzi, sentirsi cullati dal movimento dell’acqua, sono tutte esperienze molto divertenti per il bambino, che lo aiutano a sviluppare il suo senso d’identità. Intorno all’anno di vita, per esempio, un bimbo è sempre molto attirato dall’ambiente che lo circonda: vuole esplorare e toccare tutto quello che vede e l’ambiente nuovo e rassicurante della piscina lo incoraggia ad esprimere la sua naturale curiosità e a sfogare la voglia di movimento e scoperta, vincendo eventuali paure e insicurezze.

Si rafforza il legame con i genitori
L’acquaticità è più vicina alla psicologia che alla tecnica sportiva: è infatti soprattutto un’esperienza di grande intimità tra genitori e bambino, un’occasione per conoscersi meglio, per migliorare la comunicazione con lui e per condividere un nuovo spazio di gioco e di apprendimento. Andare in piscina con il proprio bambino serve innanzitutto a ritagliarsi un tempo e uno spazio da dedicare soltanto al piacere di stare con lui, mettendo da parte i doveri della giornata. Durante le prime lezioni i genitori possono essere un po’ ansiosi e l’istruttore fornisce alcune indicazioni di base su come adattarsi al nuovo ambiente acquatico. La reazione del bimbo all’acqua dipende molto dalla capacità della mamma e del papà di rassicurarlo e sorreggerlo nelle prime immersioni. La “presa” è un fattore importante: il piccolo deve essere tenuto in modo tale da evitare il più possibile il rischio di bere e, nello stesso tempo, essere libero di muoversi in piena libertà. La prova più difficile è in genere quella di lasciare andare il piccolo sott’acqua, indietreggiando magari di qualche passo per stimolarlo a raggiungere la mamma. Per i piccoli, l’apnea è una reazione assolutamente naturale e, dopo le ansie delle prime immersioni, sarà davvero un’emozione unica vedere il bambino riemergere sorridente.

 

Angela Salini

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