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Allattamento al seno, le regole per iniziare bene

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Non c’è nulla di più naturale che allattare al seno il proprio bambino: basti pensare a quello che succede in natura, tra le bestiole. Eppure non tutte le mamme si avviano con serenità a questa esperienza. La fatica del parto, l’impegno che comporta prendersi cura del neonato, le prime difficoltà se il piccolo non si attacca al capezzolo sono spesso incentivi a lasciare perdere. Secondo gli esperti, soltanto il 10% mamme continua a nutrire al seno il bambino oltre i 6 mesi, rispetto al 90% che comincia a farlo. Già al momento della dimissione la percentuale scende al 77% e dopo 4 mesi meno di un terzo delle mamme allatta ancora. Per stimolare le neo mamme a proseguire l’allattamento il più a lungo possibile, la Società Italiana di Neonatologia in occasione della Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno, che si svolge proprio in questi giorni, ha messo a punto un decalogo.

1. Informarsi: comprendere realmente i benefici dell’allattamento al seno è essenziale per trovare la motivazione a nutrire così il proprio bambino. Il latte materno è ricco di anticorpi che stimolano le difese del piccolo contro le malattie, è nutrizionalmente perfetto, è alla temperatura giusta ed è sempre disponibile ed è gratuito;

2. Creare legame con bimbo: la donna deve essere lasciata tranquilla, sostenuta senza ingerenze o critiche, anche se costruttive. È la mamma che stabilisce con naturalezza qual è la posizione migliore per allattare il proprio bimbo e non sempre è quella classica con il piccolo tra le braccia. Molte allattano a letto sdraiate su un fianco. Ad altre piace la posizione sotto braccio, detta anche a presa da pallone da rugby, con i piedini sotto il braccio e il viso rivolto al seno;

3. Allattare a richiesta: soprattutto nei primi giorni si devono ascoltare le esigenze del bambino. Lo stomaco del neonato è piccolissimo, può contenere quantità minime di latte e, soprattutto, è ancora abituato a una nutrizione quasi continua come quella che riceveva nell’utero. Quindi le sue esigenze alimentari, brevi ma frequenti, vanno assecondate. Più avanti, il bambino imparerà ad assumere più latte e le poppate si distanzieranno;

4. Niente cucciotto nei primi giorni: se il bambino si abitua al ciuccio può faticare ad attaccarsi al seno, quindi va evitato nelle prime settimane. Dalla 3-4° settimana in poi può essere utile perché ha effetti protettivi sulla sindrome della morte improvvisa;

5. Latte artificiale solo se non ci sono alternative: se la mamma non ha latte, se ha malattie che le impediscono di allattare, se per qualsiasi ragione il bambino non riesce a nutrirsi al seno, si può chiedere al pediatra un suggerimento per il latte di formula, ma deve essere davvero l’ultima possibilità;

6. Considerare le banche del latte: alcune donne che hanno tanto latte lo offrono alle banche, dove viene trattato e preparato per essere offerto ai bambini che non possono assumere altri tipi di latte;

7. Donare il latte, se è tanto: se si ha la fortuna di avere tanto latte, si deve considerare la possibilità di donarlo. Per i prematuri il latte di donna è un vero e proprio farmaco salvavita. Neonati pretermine: Quando il latte materno non è subito disponibile per i prematuri, soprattutto quelli di peso alla nascita inferiore a 1500 g ricoverati in Terapia intensiva neonatale, il latte umano donato può essere considerato alla stregua di un farmaco essenziale.

8. Tirare e conservare il latte: il latte può essere spremuto manualmente o con appositi tiralatte. Serve per assicurare nutrimento al figlio nel caso in cui ci si debba assentare, può essere riposto anche in freezer e per mantenere attiva la ghiandola mammaria se il piccolo poppa meno efficacemente se ad esempio è raffreddato;

9. Nutrirsi bene: una dieta varia e sana, adatta alle esigenze della mamma, è essenziale per donna e bimbo. Non serve mangiare tanto più del solito, poiché a una donna che allatta bastano 500 Kcal al giorno in più. È inutile anche eliminare particolari alimenti per prevenire le allergie e non è vero che determinati cibi o bevande possano far aumentare la produzione di latte. È vero che si deve bere molta acqua perché il latte è costituito proprio di acqua. Se si segue una dieta vegetariana o vegana, ci si deve far consigliare da un esperto perché eliminare le proteine animali significa esporre il piccolo a carenza di vitamina B12. Vanno eliminati tutti gli alcolici, anche quelli a bassa gradazione come la birra;

10. Non prestare fede ai falsi miti: si può continuare ad allattare anche se ci sono lesioni al capezzolo o se la mamma ha l’influenza o il raffreddore. L’interruzione non deve mai essere troppo brusca. Una donna miope, infine, può allattare senza problemi.

Lina Rossi

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