

La diminuzione delle nascite è da imputare ad una serie di fattori concomitanti: si va dalle difficoltà economiche legate alle incertezze lavorative, che disincentivano dall’avere un figlio, alla crescente infertilità di coppia. Nel 2019 le gravidanze a termine sono state 23.763 in meno rispetto ai 442.676 del 2018. Di contro, secondo i dati del Ministero della Salute, è in aumento il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita: in Italia, nel 2019, sono state avviate tre gravidanze medicalmente assistite ogni cento per un totale di circa dodicimila ottocento nuovi nati su quattrocento ventunomila novecento tredici registrati nello stesso anno. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto annuale sull’evento nascita in Italia – Cedap – curato dal Ministero della Salute. Nel 2018, invece, le gravidanze con fecondazione assistita erano state 2,53 ogni cento.
Non sempre il desiderio di diventare genitori è possibile da realizzare attraverso la naturale strada per la fecondazione, in questi casi il ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita – PMA rappresenta una valida alternativa per diventare genitori. Nel nostro paese è sicuramente in aumento il numero di persone che si rivolgono ai centri per la fecondazione assistita, ma è un campo ancora poco conosciuto rispetto ai numeri degli altri paesi europei. Infatti, anche se l’ultimo bilancio demografico tracciato dal bollettino dell’Istat registra un nuovo record negativo di nascite nel 2019, con un calo di oltre 19.000 unità rispetto all’anno precedente -4,5%. Nel nostro Paese le conoscenze in merito alle tecniche di PMA, al social freezing e alla diffusione della sterilità di coppia, sono ancora molto basse. Questo è quanto ha dimostrato lo studio commissionato dal Centro per la fecondazione assistita all’Istituto di ricerca Ixé, che ha preso in esame un campione di seicento quattordici individui di entrambi i sessi tra i 25 e i 44 anni, nell’arco di tempo compreso tra il 31 agosto e l’11 settembre 2020.
Solo due intervistati su dieci dichiarano di aver sentito parlare del congelamento degli ovociti, così come non sanno che è una procedura ben disponibile anche nel nostro paese. Un ulteriore 18% conosce la procedura, ma non ritiene sia possibile attuarla. Ancora, 4 persone su 10 non sanno della possibilità di praticare la PMA e il restante 20% non lo conosce affatto la procedura. La predisposizione a ricorrere alla fecondazione assistita, nel caso ipotetico in cui si desiderasse avere un figlio e non si riuscisse ad ottenere una gravidanza in modo naturale, resta invariata rispetto allo scorso anno, con un 51% degli intervistati che vi ricorrerebbe. Un dato interessante emerge riguardo la fecondazione eterologa: rispetto all’indagine svolta lo scorso anno, questo tipo di trattamento sembra aver avuto una crescita propositiva nel segmento della popolazione dei 25 – 44enni. Alla luce di questi dati è importante informare tutti della possibilità della PMA e della semplicità con cui questa può essere effettuata.
La crisi sanitaria da pandemia ha reso più difficile l’accesso alla PMA, non solo per il blocco intervenuto nella prima metà dell’anno su tutti i procedimenti sanitari. Inoltre è probabile che si dovrà convivere con il virus SARS-CoV-2 ancora a lungo. Il tempo è un fattore di primo piano quando si parla di fecondazione assistita. Rinviare o ritardare un trattamento di PMA può incidere negativamente sul successo del trattamento, quindi è importante parlare con il proprio ginecologo oppure con uno degli esperti presso i Centri di fecondazione assistita, per avere anche un supporto psicologico in questo importante percorso.
Lina Rossi
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