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Gravidanza, facciamo la conoscenza i disturbi benigni

problemi in gravidanza
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Alcune condizioni che compaiono in gravidanza sono di tipo benigno, quindi non mettono a rischio lo stato di salute della mamma in attesa. Possono però interferire sull’andamento della gestazione. Per questa ragione è bene avere una diagnosi corretta e, se necessario, intervenire. Ecco come affrontare i disturbi benigni della gravidanza.

Miomi, disturbi benigni della gravidanza

Il mioma o leiomioma è un tumore benigno e compare spesso sul tessuto muscolare dell’utero. Studi clinici segnalano un’incidenza di venticinque casi su cento della popolazione femminile in età fertile, con ricorrenza maggiore dopo i quarant’anni. Il mioma è asintomatico, quindi non causa disturbi, quindi può capitare che la donna resti incinta senza accorgersi di avere un problema di questo tipo. Nel corso di una gravidanza, il fibroma può ingrandirsi fino al 5° mese, poi si arresta e il bambino può quindi svilupparsi normalmente. Ma se la muscolatura uterina avverte la presenza di un corpo estraneo potrebbe anche tentare di espellerlo attraverso le contrazioni, eventualità che può mettere a rischio il buon andamento della gravidanza. Compaiono allora i tipici segnali di parto prematuro, con contrazioni, fitte al basso ventre e perdite di sangue. In tal caso il ginecologo consiglierà alla futura mamma riposo a letto e le prescriverà farmaci per calmare le contrazioni uterine. Nei casi più preoccupanti, quando il fibroma si è sviluppato nella parte più bassa dell’utero, creando quindi un ostacolo al parto, può rendersi necessario il ricorso al parto cesareo.

Il collo dell’utero  e parto pretermine

L’incompetenza cervicale è la dilatazione cervicale o apertura del collo dell’utero. Si tratta di una complicanza relativamente rara. Compare quando il collo dell’utero non è più in grado di sopportare il peso della gravidanza e, senza sintomi dolorosi, a poco a poco si appiana e si apre, dando luogo ad un parto prematuro. Il rischio si corre soprattutto con la gravidanza gemellare, per l’eccessivo peso dei due feti. La presenza di perdite rosate o modeste contrazioni è doveroso informare il proprio ginecologo, al fine di non trovarsi in questa situazione. La minaccia di un aborto spontaneo, causata dall’apertura del collo dell’utero, può essere scongiurata con il riposo a letto o comunque in posizione orizzontale. La futura mamma non deve compiere sforzi come fare le pulizie e sollevare pesi e può limitare la sua attività motoria a qualche passeggiata breve. Se il riposo non è sufficiente, si deve ricorrere al cosiddetto cerchiaggio, un intervento chirurgico che si esegue in ospedale in anestesia locale applicando, nel punto in cui finisce la cervice e inizia l’utero, una fettuccia di materiale sintetico per aumentare la resistenza del collo dell’utero. Questa protesi può essere tenuta fino alla 35-36a settimana, quando una nascita non comporterebbe più problemi per la salute del bambino, o anche fino all’inizio del travaglio.

La placenta previa

La placenta ha la funzione di portare al feto ossigeno e sostanze nutritive. Solitamente è situata nella parte alta dell’utero. Qualche volta però può accadere che la placenta venga a trovarsi nella parte inferiore dell’utero, finendo quindi per situarsi del tutto o in parte davanti all’orifizio dell’utero, bloccando il passaggio attraverso il quale il feto dovrà uscire dal grembo materno. L’unico sintomo di placenta previa è la perdita di sangue in assenza di dolore generalmente dopo la ventesima settimana. A volte l’emorragia cessa spontaneamente, ma è sempre necessario informare il ginecologo. Lo specialista deciderà poi di sottoporre la donna a una visita approfondita e ad una ecografia di controllo. I fattori di rischio della placenta previa sono le gravidanze ricorrenti, un pregresso cesareo, la presenza di fibromi e il fumo in gravidanza. Non esiste una terapia specifica per il sanguinamento della placenta previa se non il riposo a letto e l’astinenza da rapporti sessuali. Se il sanguinamento compare dopo la trentaquattresima settimana viene consigliato il ricovero, per essere pronti ad intervenire in caso di parto prematuro e ad effettuare trasfusioni in caso di emorragie importanti.

Marina Zenobio

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