

La ricerca prende avvio dall’Università di Cambridge e pubblicata da parte della rivista Child Psychiatry & Human Development attiva nel divulgare ricerche a proposito di diagnosi, terapie e rilevazioni epidemiologiche.
I ricercatori hanno utilizzato dati raccolti in Australia, nello studio – Growing up – lo studio ha utilizzato ben 1.676 bambini nati tra marzo 2003 e febbraio 2004. Sono state utilizzate le registrazioni, i diari, scritti dai genitori su come i bambini si rapportavano nel gioco con i coetanei più o meno vicini per la loro età: tre e sette anni. I giochi andavano da giochi fantasiosi a quelli più semplici e poveri di ideazione, a giochi con un obiettivo chiaro a quelli più elaborati come il gioco a nascondino che prevede un campo di ricerca.
Tra gli stessi bambini, controllati a sette anni, quelli che avevano avuto una migliore capacità di gioco e di relazione tra i loro coetanei, avevano mostrato una miglior compliance emotiva, erano meno propensi al litigio o semplicemente ad essere in disaccordo oltre a non mostrare segni di iperattività. Questo richiama l’attenzione sull’importanza del gioco nei bambini dai tre ai quattro anni, fase in cui il sistema neuro-cognitivo si mette in stop fino alla pre-adolescenza. Ovvero, quanto più i bambini passano del tempo a giocare con i loro pari in modo sano, tanto più sarà rispettata la loro sanità psichica all’età di sette anni.
Il gioco ha un valore in parte predittivo, ma anche di accompagnamento alla sanità mentale, ecco perché i bambini hanno bisogno di giocare con i loro pari. Fare gruppo tra di loro consente uno sviluppo armonico in base anche alle loro potenzialità genetiche. In questo contesto i genitori non dovrebbero partecipare o prendere le parti del più debole, ma lasciare che superino gli eventi del gioco con le sole loro potenzialità. Solo così è possibile dare una mano allo sviluppo in termini di positività. Bisogna lasciare che i bambini si gestiscano da soli anche se ancora molti piccoli, devono imparare a difendersi non con le mani alzate ma con la strategia del dialogo: a tre – quattro anni, hanno la proprietà del linguaggio ed è proprio questa caratteristica che deve essere caldeggiata affinché diventi un proprio modo di rispondere quando le cose non vanno proprio come vogliamo.
Rossi Lina
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