La pietà del dio del mare salverà la vita di una giovane, unico conforto di un coppia di anziani genitori
Un giorno, mentre passeggiava triste e pensieroso sulla spiaggia, Susanoo, il dio del mare, incontrò un vecchio e una vecchia che sorreggevano fra le braccia una bella ragazza, accarezzandola e piangendo disperatamente. – Cosa vi accade, che solo a vedervi c’è da sentirsi spezzare il cuore?- Chiese Susanoo. – Avevamo otto figli, uno più buono e devoto dell’altro, e ora non ci resta che questa ragazza – rispose il vecchio. – Cosa è stato degli altri sette figli? – Chiese il dio del mare, stupito. La vecchia sospirò e, cercando a stento di trattenere le lacrime rispose: – Ogni anno, sempre lo stesso giorno, si è presentato alla nostra porta un orribile serpente con otto teste che li ha divorati uno a uno. Oggi siamo allo scadere dell’ottavo anno e il serpente verrà a prendersi anche la nostra adorata figliola. Oh, mio buon signore, aiutaci! Non lasciare che ci venga tolta anche la nostra ultima ragione di vita! – Vi aiuterò – promise Susanoo. – Costruite una staccionata con otto aperture e, sotto ogni apertura, mettete una grande tazza colma di sake. Poi aspettate e fidatevi di me. Venne il tramonto e il serpente si presentò. Era orribile a vedersi, con le sue otto teste dalle fauci spalancate e i suoi sedici occhi rosseggiante come braci incandescenti; dalle narici mandava sbuffi di fumo nauseabondo e con la coda sferzava il terreno sollevando nuvole di polvere. D’un tratto si fermò annusando l’aria: aveva sentito il profumo del sake, di cui era goloso. Si avvicinò alla staccionata e allungò le otto teste in modo che ognuna potesse abbeverarsi alle tazze di vino caldo. Dopo qualche istante, annebbiato dall’alcool, il serpente si accasciò a terra soffiando e sibilando come un mantice. Susanoo, che si era mantenuto discosto, si avvicinò e mozzò le otto teste del serpente con la spada, poi inferse un ultimo colpo che gli troncò il corpo a metà. La spada però si arrestò con uno strepitio di ferri. Il dio del mare, incuriosito, si chinò e vide che il serpente aveva ingoiato una sciabola d’oro tempestata di gemme preziose. -Non ho mai visto nulla di tanto splendido! – esclamò. La estrasse dalle viscere del mostro e, osservandola attentamente, vide questa scritta: “Impugnami solo perché trionfino carità e giustizia”. Susanoo, commosso dalla riconoscenza della ragazza e affascinato dalla sua bellezza e dalla sua grazia, la chiese in sposa. Fece costruire per lei un meraviglioso castello, dove vissero felici insieme ai vecchi genitori. Da allora, nella vita del dio del mare regnarono l’armonia e la pace e la sciabola venne usata solo per fare il bene. Quando Susanoo e sua moglie morirono, la sciabola restò in eredità ai loro figli e nipoti. Ora appartiene, insieme al motto che vi è inciso, all’imperatore del Giappone, che la conserva tra i tesori più sacri.