
Aumenta in Italia il ricorso al parto cesareo: con una media del 33 per cento siamo i primi in Europa
Secondo un recente studio condotto dal ministero della Salute l’Italia è in Europa la nazione con la più alta percentuale di parti cesarei: più del 33% contro una media continentale di circa il 20%. Tendenza in aumento visto che il ricorso al taglio cesareo, rivela la ricerca, è passato dall’31,4% del 1998, al 32,9% del 1999 fino ad arrivare al 33.2% nel 2000. Media nazionale sulla quale incidono pesantemente i dati registrati nelle strutture sanitarie dell’Italia del Sud. In Campania nascono con il parto cesareo 57 bambini su 100, in Sicilia 42, in Puglia e Basilicata 40. Praticamente il doppio del Friuli, fanalino di coda di questa classifica senza meriti. Un così alto ricorso al parto cesareo è del tutto ingiustificato, se si tiene conto che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità in Paesi come il nostro, dove si registra una bassa mortalità infantile, la media non dovrebbe essere superiore al 15-20%.
Perché si pratica il taglio cesareo
Il ricorso al cesareo può essere motivato in presenza di una posizione anomala del bambino, di sofferenza fetale e di in altri casi particolari che devono essere valutati dal ginecologo. Ma in Italia l’aumento esponenziale del parto cesareo non è giustificato da valutazioni mediche. Secondo il professor Antonio Chiantera, segretario generale dalla Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri, da almeno otto anni a questa parte le donne “chiedono con sempre maggiore insistenza il parto cesareo”. La ragione sarebbe da ricercare nella sempre più diffusa convinzione “che i cesarei preservino dalla sofferenza e comportino meno rischi”. Convinzione errata se si tengono in conto le cifre: “Ogni 100 mila parti muoiono 11-12 mamme. E otto su dieci – spiega il professor Chiantera – muoiono durante un parto cesareo”.
Quali sono le vere motivazioni
Ma allora perché si continua con tanta frequenza a praticare questa tecnica?
Una prima spiegazione potrebbe essere la scarsa assistenza pre-natale riscontrata in molte strutture italiane, specie nel Mezzogiorno d’Italia. Sono troppo pochi i servizi e i centri di ascolto in grado di aiutare le mamme a superare la paura del dolore aiutandole a fuggire la tentazione di una rapida soluzione chirurgica.
C’è poi da mettere in conto la tendenza dei ginecologi a risolvere con un parto cesareo situazioni di incertezza che in molti casi potrebbero essere superate anche con un normale travaglio. Piuttosto che rischiare un’accusa di imperizia si ricorre alla sala operatoria.
L’ultima e forse più concreta ragione va ricercata in motivazioni di carattere economico. Per una struttura ospedaliera il parto cesareo è più conveniente. “Per seguire un travaglio naturale – spiega il
professor Chiantera – occorrono alcune ore, per un parto cesareo bastano 20-25 minuti. Inoltre lo Stato paga alle strutture ospedaliere il doppio per un cesareo, mentre non dà nulla per l’analgesia e l’anestesia necessari al travaglio”.
Enrico Massi