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Fino a quando credere a Babbo Natale

credere a babbo natale

C’è un racconto che ogni anno, quando fuori fa freddo e cade la neve, incanta i più piccoli e li spinge a buoni propositi. È la storia di Babbo Natale che, con la sua slitta trainata dalle renne, nel silenzio della notte arriva con il suo sacco dalla capacità illimitata, portando regali per tutti. Babbo Natale scende dal camino, dalla cappa della cucina oppure da uno spiraglio della porta del terrazzo … E il mattino successivo, sotto l’albero o vicino al presepe, come per magia fa bella mostra di sé una moltitudine di pacchetti colorati. Per altri, a portare i regali è Gesù Bambino: succede per esempio nella Germania, del Sud, in Austria, Repubblica Ceca e anche in alcune zone dell’Italia.

Una favola bella e istruttiva

Anche noi genitori che raccontiamo la favola ai nostri bambini, tanti anni fa abbiamo prestato fede a questo dolce racconto. La sera, al caldo sotto le coperte, scivolavamo nel sonno cullati dalla magia di una presenza misteriosa. Avremmo tanto voluto restare svegli, per cogliere in flagrante il misterioso personaggio… Ma resistere al sonno era impossibile e poi i genitori ci raccomandavano di dormire, altrimenti Babbo Natale e Gesù Bambino non sarebbero passati. Adesso, da adulti, ci sembra assurdo aver prestato fede a quei racconti: un personaggio che vola e che porta doni per tutti, ma proprio tutti i bambini del mondo. Per i bambini, noi ieri e i nostri figli oggi, è così bello credere a una favola. I processi cognitivi dei bambini sono in evoluzione, per loro tutto ciò che vivono e sentono raccontare è reale, questa è definita come fase del concretismo, per diversa dalla fase del pensiero logico-deduttivo o astratto che arriva solo con la pre-adolescenza. In fondo il racconto d Babbo natale non è diverso rispetto a quello di Cenerentola o Pollicino. È una fiaba buona, che spinge anche a riflettere, a dare a chi non ha ed è meno fortunato.

Lasciamo che capiscano da soli

Per questo, non condividiamo l’idea di alcuni che, a fin di bene, crescono i bambini lontani dalla magia di Babbo Natale e Gesù Bambino. Questi personaggi fiabeschi, come anche Nonno Gelo in Russia o altri racconti di qualsiasi cultura religiosa, rispondono all’esigenza della magia dell’infanzia, alla mancanza di suddivisione tra il reale e l’immaginario. Non è sufficiente la scusa che non li si vuole illudere o li si vuole rendere meno ingenui, purtroppo le strutture cerebrali fisiologiche non sono ancora in grado di comprendere. Lasciamo che vivano la magia dell’infanzia. In ogni caso saranno i bambini a scoprire la realtà. A sette anni credono ancora a Babbo Natale e se si pongono qualche domanda preferiscono non rispondere e cullarsi nella magia delle feste. A nove-dieci anni sono abbastanza maturi per capire che forse si tratta solo di una fiaba, ma a volte fingono di crederci ancora perché è bello e rassicurante, oppure semplicemente perché hanno fratellini più piccoli.

Spesso lo scoprono da soli

Senza traumi e senza passare per ingenui, i bambini scopriranno da soli che Babbo Natale non esiste e che Gesù Bambino non porta i doni. Verrà loro svelato da un cuginetto più grande, oppure da un amico più navigato, in una sorta di rivelazione che è già un primo passo di addio all’infanzia. Oppure saranno loro stessi a scoprire i pacchetti nell’armadio dei genitori, o a trovare risposta a logici dubbi osservando gli adulti sistemare i regali a notte fonda. Lasciamo che sia una scoperta o una rivelazione tra coetanei, non dobbiamo essere noi adulti a interrompere il sogno. Se poi sono loro a chiedere se Babbo Natale esiste, vuol dire che i nostri figli sono già abbastanza grandicelli ed è inutile illuderli ancora. Gli si può dire che è bello crederci, farlo non significa essere ingenui o vivere nel mondo delle favole, ma significa non smettere mai di sognare.

Giorgia Andretti

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