Selfite e vampirismo: la moda si sta diffondendo tra gli adolescenti

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Selfite e vampirismo: la moda si sta diffondendo tra gli adolescenti

Il vocabolario inglese per eccellenza, Oxford, riporta già la definizione: selfitis, in italiano selfite è la mania esagerata di fare autoscatti a se stessi in modo eccessivo. Nei nostri dizionari la definizione per il momento non è ancora riportata, ma evidentemente è già un disagio. E infatti se ne sono occupati gli esperti dell’infanzia e dell’adolescenza, che ne hanno discusso in occasione dell’XI corso interdisciplinare di aggiornamento in Adolescentologia appena concluso a Genova.

Selfite, di che cosa si tratta
La selfite è un disturbo legato al mancato riconoscimento del proprio corpo. Colpisce soprattutto adolescenti alla ricerca della propria identità, impegnati a farsi scatti fotografici per diverse ore al giorno per trovare la foto più bella da pubblicare sui social network attraverso i quali i ragazzini stringono amicizie. Amicizie sicuramente non autentiche, basate su una foto che, rispecchia soltanto una minima parte dell’identità di un ragazzino: l’aspetto fisico. Si tratta di ragazzi confusi, come spesso sono gli adolescenti, ma che oggi rischiano di diventare vittime di nuovi ambiti di comunicazione e di principi sbagliati, mettendo in primo piano solo quello che appare da una foto. Un’immagine spesso artefatta, eccessiva che non ha nulla a che vedere con quello che un ragazzino è in realtà.

Tre forme di selfite
E con gli esperti italiani sono d’accordo gli psicologi della American Psychological Association – APA, che hanno stabilito come le ossessioni per i selfies possano essere classificati un nuovo disturbo mentale. Gli autoscatti utilizzati come personale ed intima forma d’espressione sono considerati dagli esperti una forma di autostima. Gli esperti dell’APA ritengono che scattare decine di foto a se stessi per pubblicarle sui social network sia una forma di ossessione compulsiva di derivazione psicopatologica. L’esigenza di scattare e scattare, per ore e ore durante il giorno, sottraendo tempo ad altre attività come lo studio, lo sport e le vere relazioni, avverrebbe per riempire lacune della propria identità. Il disturbo è addirittura classificato secondo tre gradi di serietà: borderline, acuta e cronica, che servono agli esperti anche per intraprendere un eventuale, corretto approccio terapeutico. È considerato un soggetto borderline chi scatta un minimo di tre selfie al giorno, senza pubblicarli online, chi pubblica tutti i propria autoscatti è considerato un caso acuto. La forma cronica è la più seria ed è tipica delle persone che hanno il desiderio irresistibile di pubblicare più di sei volte al giorno le proprie foto, senza riuscire a trattenersi.

Come curare le nuove psicopatologie
Secondo gli esperti occorrerebbe un intervento psicoterapeutico di tipo cognitivo-comportamentale per ottenere miglioramenti sul piano dei sintomi e per rimettere in ordine la carenza di autostima. Difficile anche trovare una cura per un altro disturbo della psiche, che sempre più esperti riscontrano nei giovanissimi: il vampirismo, ovvero bere il sangue umano. Si tratta di una mania fortunatamente ancora limitata a piccoli gruppi influenzati da una parte da trasmissione televisive o addirittura da dichiarazioni di personaggi dello spettacolo, dall’altra sono viste come forma di iniziazione per chi desidera entrare in gruppo, per dimostrare di avere il coraggio, di poter dimostrare di essere forti. Abitudini pericolose, oltre che assurde, perché possibile veicolo di malattie. Che cosa si può fare allora? Secondo gli esperti è essenziale realizzare attività di informazione rivolte ai ragazzi, parlando il loro linguaggio per evitare che i messaggi di aiuto siano visti come forme di imposizione e di repressione da parte degli adulti. E, proprio per questo, ignorati.

Giorgia Andretti

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