Disturbi mentali nei giovanissimi frutto della pandemia

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Disturbi mentali nei giovanissimi frutto della pandemia

disturbi mentali covid

Ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare fino a tentati suicidi. L’allarme arriva dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, in occasione della pubblicazione dello studio – Pandemia, neuro sviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi – promosso dall’Agia con l’Istituto Superiore di Sanità e con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione. Gli esperti fanno notare di quanto i problemi del neuro sviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi, manifestatisi durante la pandemia, rischiano di diventare cronici e diffondersi su larga scala. Si tratta della prima ricerca scientifica a valenza nazionale che tra le varie patologie richiamano l’attenzione sul disagio psichico.

Altri studi provano il disagio psichico dovuto alla pandemia

Anche altre indagini scientifiche dimostrano quanto i contesti ad alto stress, come appunto la pandemia, mettono più a rischio le persone con bassa resilienza e i giovani, è quanto emerge dallo studio del Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, insieme al Centro per i Disturbi d’Ansia e di Panico di Humanitas San Pio X, appena pubblicato sul The Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences dell’American Neuropsychiatric Association. Le persone con minor esperienza nell’affrontare eventi stressanti sono state le più colpiti da disturbi depressivi l’8% e ansiosi l’11% durante le prime fasi della pandemia. Gli esperti si sono basati sui dati di un sondaggio online distribuito dai ricercatori tra la popolazione italiana durante le prime due ondate pandemiche di marzo-giugno 2020 e settembre-ottobre 2020. Dei 3.532 partecipanti maggiorenni, 736, di cui l’80% donne, sono risultati idonei a partecipare in quanto persone che, prima della pandemia, non avevano mai sofferto per un disturbo mentale e non avevano contratto il Covid.

L’età di comparsa del disagio psichico è sempre più bassa

Gli esperti del Centro spiegano e confermano l’impatto negativo della pandemia sul benessere psicologico. I giovanissimi hanno sviluppato un disagio mentale rispettivamente il 16% e il 18,6% dei partecipanti nella prima e nella seconda ondata, manifestando soprattutto disturbi depressivi e ansiosi. Inoltre, si è registrato un aumento della difficoltà nella gestione dei figli rispettivamente nel 33% dei partecipanti nella prima ondata e nel 43% nella seconda, e della fatica legata all’attività lavorativa nel 27% e nel 24% durante rispettivamente la prima e la seconda ondata. Avere una bassa resilienza, cioè minori risorse per gestire lo stress, si è rivelato un fattore di fondo capace di favorire lo sviluppo di un disagio mentale in risposta alla pandemia. La popolazione che ha sviluppato un disagio è più giovane di circa 8-10 anni. L’età media dei partecipanti che hanno sviluppato un nuovo disturbo mentale è di 37,1 anni nella prima ondata e 31 anni nella seconda ondata, contro rispettivamente un’età media di 47 e 39,2 anni tra coloro che non hanno sviluppato alcun disturbo.

Come reagire al problema pandemico

La riduzione dello stress e dell’ansia, il potenziamento della resilienza, il combattere la solitudine e l’incoraggiamento dell’attività fisica e sportiva potrebbero avere un importante ruolo protettivo nel favorire il benessere mentale ed evitare la comparsa di disturbi psichiatrici in risposta a stress pandemico. Campagne informative e di sostegno psicologico su larga scala durante le emergenze di salute pubblica potrebbero aiutare questi gruppi di popolazione più suscettibili allo stress a superare e sostenere meglio tali sfide. Nel frattempo, è importante non trascurare i segnali in famiglia che potrebbero nascondere un principio di disturbo dell’umore. Un calo di rendimento a scuola, un comportamento diverso a tavola, un’improvvisa chiusura verso quello che prima piaceva devono indurre a parlarne con il pediatra o il medico. Proporre attività sportive e tempo trascorso all’aperto può avere un impatto positivo e contribuire a migliorare l’umore dei giovanissimi.

Giorgia Andretti

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