prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Quaresima, Ramadan e Kippur: il significato del digiuno

marzo 13, 2019 10:00 am

Cristianesimo, Islamismo ed Ebraismo, le tre grandi religioni monoteiste, hanno in comune la pratica del digiuno, come mezzo per distaccarsi dalle cose materiali

Il Carnevale è finito e per i Cristiani è iniziato il periodo della Quaresima. È un lasso di tempo della durata di quaranta giorni, che precede la Pasqua e ricorda le settimane trascorse da Gesù nel deserto, senza cibo e senza acqua, per resistere alle tentazioni del demonio. Vivendo però in società dove vivono persone che provengono da altre parti del mondo e da altre culture, scopriamo che la pratica del digiuno in alcuni periodi dell’anno è comune anche a Islamismo ed Ebraismo, le altre due grandi religioni monoteiste. Sono molti i punti in comune del senso del digiuno tra le grandi tre idee religiose.

 

Musulmani e ramadan

I musulmani digiunano durante il Ramadan, il nono mese del calendario lunare e sacro. Secondo la tradizione in quel periodo il profeta Maometto ricevette la rivelazione del Corano dall’arcangelo Gabriele. Il digiuno è uno dei cinque pilastri obbligatori per il fedele musulmano, che in quel mese, dall’alba al tramonto, devono astenersi da bere, mangiare, fumare e dalle attività sessuali. Queste astensioni, nella religione islamica, sono dettate dalla necessità dell’autocontrollo: riuscendo a trattenersi dalle più elementari esigenze, l’anima viene liberata dalle tentazioni materiali e riesce a raggiungere Dio, realmente purificata. Il digiuno ha anche un valore sociale perché fa comprendere il valore dei doni di Dio e quindi aiuta ad aiutare i bisognosi e i derelitti. Al tramonto il digiuno viene rotto, mangiando un dattero come fece Maometto. Facciamo la conoscenza con l’Islam.

 

Ebrei e Kippur

Tra i vari periodi di digiuno praticati dagli Ebrei il più noto e seguito è quello dello Yom Kippur, il Giorno dell’Espiazione che ricade il 10 del mese di Tishri, dieci giorni dopo il Capodanno Ebraico, tra settembre ed ottobre del nostro calendario. In questo giorno di digiuno l’uomo deve espiare i peccati commessi nel corso dell’anno, nei confronti di Dio e degli uomini. Si digiuna completamente dal tramonto, alla notte seguente. Inoltre non ci si può lavare il corpo, indossare scarpe di cuoio, acque di colonia, oli o profumi, o avere rapporti sessuali. Facciamo la conoscenza con l’ebraismo. https://www.guidagenitori.it/la-crescita/spiritualita/567-se-stessi-per-gli-altri/

 

Cristiani e Quaresima

Nella tradizione cristiana il digiuno fa parte normalmente del tempo di Quaresima, periodo di penitenza, preghiera ed elemosina. Il digiuno consiste nel consumare un unico pasto durante la giornata e rinunciando alle carni. Mentre in passato era più restrittivo, oggi il digiuno è osservato il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì santo e sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale. Come per i Musulmani, per il Cristiani rinunciare al cibo e soprattutto al cibo di lusso, simboleggiato dalle carni, è un modo per avvicinare l’uomo a Dio. Nel Vangelo in effetti a proposito del digiuno di Cristo si dice – Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. –  Il digiuno dei cristiani è insomma sentire la mancanza di Cristo, in un processo di purificazione che mira ad arrivare alla luce della Pasqua.

 

Il digiuno oggi

È giusto riflettere sul significato del digiuno e, se si è cristiani credenti, spiegarlo anche ai bambini: rinunciare all’hamburger, al cioccolato o alle caramelle significa soprattutto rinunciare a quello che è materiale è dannoso.  Il digiuno è insomma un simbolo, una metafora, per dire che si rinuncia al male, ossia alle cosa che non contano davvero, ai pettegolezzi, alle invidie, al desiderio di far del male al compagno meno fortunato. Digiunare non è fine a se stesso per poter essere quelli di sempre ma è un modo per migliorarsi, per crescere e capire davvero quello che conta nella vita. E questo è possibile fin da ragazzini.

 

Giorgia Andretti

- -


ARTICOLI CORRELATI