

Per oltre tre mesi i bambini hanno dedicato pochissimo tempo ai compiti delle vacanze, ma adesso gli impegni si fanno più gravosi: oltre a stare a scuola diverse ore, devono studiare a casa. Non per tutti è facile organizzarsi, soprattutto se si vive il passaggio delicato a un ciclo di studi successivi, per esempio dalle elementari alle medie. Per questo è importante stare vicini ai propri figli, senza sostituirsi a loro: non si deve dimenticare che poi saranno i ragazzini a essere valutati in classe. È bene però aiutarli a crescere, a diventare più indipendenti nello svolgimento dei compiti: solo così se la caveranno alla grande anche in classe.
Che sia alle medie o alle elementari, è impensabile che un ragazzino inizi a studiare subito dopo arrivato a casa. Alle medie, al rientro a casa si pranza, poi un’oretta di svago ed alle 15.30 al massimo è bene indurli a iniziare: non si deve infatti dimenticare che più tardi nel pomeriggio dovranno probabilmente seguire attività extrascolastiche e quindi si deve dedicare allo studio almeno due o tre ore. Nel caso delle elementari, i compiti a casa sono contenuti perché la maggior parte del lavoro è svolta a scuola. Il bambino dovrà però leggere pagine di storia, scrivere un pensiero, finire di colorare un disegno: un impegno che sarà meno gravoso se svolto dopo una merenda suggerita da Zia Vittoria e dopo un’oretta di gioco all’aperto. Una volta iniziato il programma di studio, è meglio fare una pausa: dopo un’ora, un’ora e mezza di studio il ragazzino delle medie interromperà per cinque minuti, tempo di una passeggiata con amici. La pausa deve essere però davvero breve, poi si riprende.
All’inizio dell’anno scolastico, quando il tempo è ancora bello e le giornate sono lunghe, sembra un vero delitto vederli chiusi a fare solo i compiti a casa. Per questo, soprattutto i piccoli delle elementari, hanno il diritto di scatenarsi al parco anche per buona parte del pomeriggio. Alle medie e addirittura alle superiori questo diventa più complicato perché la mole di lavoro può essere davvero ingente. Si può arrivare a un compromesso: sì a un’oretta fuori con gli amici, per muoversi un po’, ma poi si torna a casa e si riprende il ritmo di studio senza più scuse. Se poi il ragazzino mostra di avere reali difficoltà, gli si può stare vicino mentre fa i compiti. La mamma, la tata o il nonno che sono a casa con il bambino non devono sostituirsi a lui ma controllare che si impegni e, nel caso, fornirgli un supporto, soprattutto una pillolina di fiducia. Spesso avere un adulto accanto lo aiuta a concentrarsi meglio. Se un bambino fatica a svolgere un esercizio è bene capire le sue difficoltà. Può aver poco chiaro un concetto: in questo caso è meglio dedicare qualche ora in più all’argomento piuttosto che svolgerlo sommariamente solo per ridurre la lista dei compiti. Infine, per quanto riguarda la priorità delle materie, solitamente è meglio che il bambino si occupi di quelle che ama meno: quando sarà stanco, verso sera, avrà meno difficoltà a impegnarsi in quelle in cui è maggiormente in sintonia.
Lina Rossi
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