Un cartone per l’Unicef
20 Novembre 2006
Al via ‘Genitori più’
4 Dicembre 2006

Allarme bullismo

Condividi sui social

Per la Società Italiana di Pediatria i recenti fatti di cronaca confermano una situazione preoccupante

Lo scorso settembre, alla luce di una ricerca presentata da Telefono Azzurro, GuidaGenitori.it si era già interessata della pericolosa diffusione del fenomeno del bullismo che, nel nostro paese, coinvolge almeno un minore su tre. Ma le cronache di questi ultimi giorni costringono a tornare sull’argomento. Il video di un ragazzo artistico ripreso mentre viene umiliato, insultato e maltrattato dai compagni di scuola in istituto tecnico di Torino ha spinto il mondo della comunicazione a frugare tra le pieghe di quel fenomeno mediatico che si chiama YouTube: un sito attraverso il quale i giovani di tutto il mondo pubblicano ogni giorno migliaia di video amatoriali. Tra i video dei ragazzi italiani sono spuntate diverse testimonianze di atti vandalici ai danni della scuola, episodi di violenza a danno di compagni più deboli, atti di intimidazione nei confronti dei professori. Le pagine dei giornali hanno poi continuato a riempirsi di fatti di cronaca che solo qualche settimana fa sarebbero passati in secondo piano. Due ragazzini aggrediti e picchiati dai coetanei nel pieno centro di Bari. Minorenni di Como intenti a realizzare e a diffondere, attraverso i cellulari, video porno amatoriali. L’attenzione dei media sul “degrado” del mondo adolescenziale risponde certamente alla logica secondo la quale si mette in pagina una “notizia” che vende, ma sarebbe un errore non cogliere l’occasione per non approfondire un problema reale, che da tempo preoccupa profondamente chi conosce e frequenta ragazzi e adolescenti.

Il rapporto della Società Italiana di Pediatria
L’Osservatorio adolescenti della Società Italiana di Pediatria (Sip) è tornato, ad esempio, ha lanciare l’allarme: nelle scuole italiane il fenomeno del bullismo è in crescita costante. Il problema, hanno sottolineato i medici dell’associazione, è che questo allarme è già stato lanciato nel rapporto dall’Osservatorio che risale ormai a 10 anni fa. Un allarme caduto nel vuoto, ma che trova conferma nei dati più recenti. Nel corso dell’ultimo anno, rivela l’indagine della Sip, c’è stato un incremento degli atti di teppismo tra i giovani italiani, sempre più propensi al consumo di droga, alcol e fumo. Sono stati presi a campione 1251 ragazzi di età compresa tra i 12 e i 14 anni ed è emerso che il 77% dei ragazzi e il 68% delle ragazze ha assistito ad atti di bullismo, il 5% in più rispetto al 2005. Anche se tra le bulle più che la violenza fisica, domina quella psicologica. Tra le motivazioni che spingono a commettere tali atti, emerge la necessità per oltre l’84% dei casi – di essere ammirati all’interno del gruppo, di dimostrare che si esiste, mentre il 42% ammette di farlo solo “per divertimento”. Una situazione allarmante e aggravata dall’assenza delle istituzioni scolastiche, della politica e dei genitori, spesso loro stessi succubi dei figli. Maurizio Tucci, responsabile comunicazioni Sip, denuncia lo scarso rapporto dei giovani con i propri insegnanti, al punto che oltre la metà delle vittime del bullismo preferisce difendersi per conto proprio e solo il 2,7% chiede aiuto ai docenti.

Cresce la distanza tra figli e genitori
Ancora più preoccupante la latitanza dei genitori, troppo assenti quando si tratta di dare consigli ai figli su amicizie, scuola, look e hobby. Secondo l’indagine dei pediatri, i genitori moderni intervengono solo in ambiti lasciati “aperti” dai propri figli. Questi “spazi aperti” sono sempre meno, visto che i ragazzi cercano di evitare in ogni modo l’intervento dei genitori nelle proprie vite. In particolare, il 70,9% ritiene che i genitori non debbano intervenire sulla scelta dello sport da praticare, il 59,7% sul modo di vestire, il 55,3% sugli amici, il 51% sull’istituto da frequentare e il 23,1% sulle abitudini alimentari. Di conseguenza, nel 66,4% dei casi, i genitori impongono regole che sono adeguate ai desideri dei ragazzi. Questa dilatazione del rapporto tra genitori e figli è causata il più delle volte da motivi pratici e dai ritmi di lavoro, ma l’assenza dei familiari può diventare per i bambini una abitudine che, nel 92% de casi, è alla radice della loro profonda tristezza. Un altro trend segnalato dall’indagine Sip è infatti la disabitudine dei ragazzi a considerare la famiglia come un punto di riferimento: per chiedere un consiglio si rivolgono più agli amici (60%) che a mamma (34%) o papà (12%), e solo l1,9% va dall’insegnante.

 

Marina Zenobio

Registrati o Accedi

Lascia un commento