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Occhio alla parolaccia

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Improvvisamente arriva: potete sgridarlo, certo, ma più di ogni altra cosa funziona l’esempio

Fino ad oggi abbiamo considerato nostro figlio un angioletto, un bambino ubbidiente e ben educato e ci siamo crogiolati nei complimenti di amici e parenti per la buona educazione del bambino.
Poi improvvisamente l’angioletto comincia a cambiare inizia a fare i capricci, dice sempre no e, orrore, comincia a dire le parolacce!
Non c’è da preoccuparsi, quello di nostro figlio non è un caso anomalo, né quello che accade è il risultato della nostra educazione, ma rappresenta una fase dello sviluppo che ogni bambino attraversa quando comincia a sentirsi autonomo e per dimostrare la sua baldanza al mondo intero pensa bene di cominciare anche ad usare insulti e parolacce.

Attenti a non dare il cattivo esempio
L’istinto di noi genitori di fronte a una cosa del genere è quello di sgridarlo, vietando al piccolo di ripetere ancora una volta la brutta parola. Poi preoccupati ci domandiamo dove mai il bambino ha avuto la possibilità di imparare le cosiddette ” brutte parole “.
La risposta è ovvia: i bambini le imparano dagli altri bambini durante i loro giochi, vedendo la televisione, dal fratello maggiore, ma, cosa ancora più vera, da noi adulti. Magari non ce ne rendiamo nemmeno più conto, ma oggi la parolaccia è all’ordine del giorno: è lì, dietro l’angolo della strada quando ci si spalanca l’ennesima fila d’auto ed esasperati dal traffico… cediamo; è lì quando, stanchissimi alla fine della giornata, non riusciamo a reagire diversamente davanti a un qualsiasi imprevisto. La parolaccia, solo una esclamazione per noi, parte ed il piccolo, seduto sul seggiolino, impara. Il nostro esempio è più convincente degli altri.
I bambini non sono infatti creatori di un linguaggio volgare, sono semplici ripetitori. Il più delle volte non comprendono neppure il significato della parola che usano, sanno solo che ha più forza di altre, provoca reazioni più decise, richiama attenzione e, a quanto pare, fa parte del mondo degli adulti. Tutti buoni motivi per usarla di nuovo! I bambini piccoli non capiscono assolutamente il reale significato della parolaccia, ma si rendono pienamente conto dell’effetto che provocano e capiscono che usando quelle parole si rendono più interessanti agli occhi delle persone adulte.

Una reazione… misurata
Ma come dobbiamo comportarci quindi, di fronte al bambino che dice le parolacce?
La reazione migliore da parte dei genitori di fronte a una parolaccia del figlio, non è lo sdegno né l’ironia, ma piuttosto il dare meno peso possibile alla vicenda. La prima cosa da fare dunque è cercare di mantenere l’autocontrollo e di non uscire dai gangheri. Non bisogna assolutamente far vedere di essere scandalizzati. Se infatti il bambino scopre di aver provocato questo effetto riceve indirettamente lo stimolo a ripetere la “cosa proibita” nella recondita speranza di provocare ancora la stessa reazione. E’ molto probabile che, per rendersi più interessante, il piccolo usi le parolacce mentre siete in un negozio o mentre siete con amici, in modo da poter far colpo e scandalizzare più persone. Tanto maggiore è lo stupore al suo atteggiamento, tanto più spesso il piccolo diavoletto ripeterà l’esperienza. Se succede così, cercate di controllare l’impulso di sgridare il bambino, comportatevi con tranquillità e fate finta di nulla.

Quando stabilire le regole
Dopo i 3 anni, però, bisogna cominciare ad insegnare ai nostri figli la piena padronanza del linguaggio, aiutandoli ad arricchirlo con l’esempio e a capire le reazioni che le loro parole suscitano negli altri. Con un atteggiamento deciso e con fermezza bisogna cercare di fargli capire che alla maggioranza della gente non piace sentire quelle “brutte parole”, che anche voi preferireste non sentirle, che solo i maleducati le usano, che ci sono regole sociali che considerano sconveniente l’uso di certe espressioni e che certe altre possono offendere e dispiacere la persona alla quale l’abbiamo diretta. L’obiettivo è quello di creare un riferimento interno al bambino, che lo abitui a riflettere sulle cose che si possono o non si possono fare, su quelle che si possono o non si possono dire. Ma ricordate sempre che le minacce e le punizioni non servono a nulla: se sgridate il bambino ogni volta che usa un brutto termine, sappiate che adopererà tutto il suo repertorio non appena ne avrà l’occasione. Per allenare il suo “spirito critico” e costringere anche voi a fare più attenzione – persino in mezzo al traffico – potete sempre decidere di affidare a vostro figlio il compito di sgridarvi e di tenere un calcolo degli “errori” commessi nella settimana. Se dopo sette giorni la lista sotto il vostro nome è il doppio della sua, sarà bene cominciare a preoccuparsi.

 

Angela Salini

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