

Ai nostri tempi si iniziava a pensare alla moda nel periodo delle medie, forse anche più tardi. Allora, però, avere un determinato paio di jeans o una particolare t-shirt significava soprattutto far parte di un gruppo, essere uguali gli uni agli altri, insomma avere una identità nella misura in cui non ci si distingueva.
Oggi, anche a causa dei messaggi pubblicitari e soprattutto dagli influencer, non sempre modelli positivi che arrivano dal mondo degli adulti, i bambini in età sempre più precoci imparano a conoscere i marchi della moda di scarpe, jeans, magliette, esattamente come sanno fiutare i giochi e i passatempi più trendy. I nostri piccoli, improvvisamente, già a sei-sette anni rifiutano di indossare le scarpe scelte dalla mamma, che fino a ieri infilava senza problemi, e non vuole più saperne di mettere quei pantaloni che pure gli piacevano tanto. Succede perché oggi i ragazzini subiscono un processo di adultizzazione sempre più precoce. Restando molto, troppo tempo davanti alla televisione e sono in possesso di uno smartphone con app dedicate, i bambini vengono così bombardati da spot di scarpe e indumenti vari, che trasmettono il martellante messaggio: solo se indossi le stesse cose mostrate dagli influencer sei una persona che vale. A volte il messaggio è anche indiretto: vengono mostrate situazioni positive di vacanze, viaggi, feste, momenti di incontro tra i bambini, inequivocabilmente caratterizzati da un certo codice di vestire e di comportarsi. E non si tratta solo di abbigliamento: oggi essere qualcuno significa anche possedere, per esempio, un telefonino di una certa marca. In parte anche i genitori hanno le loro colpe: molti infatti credono di fare il bene del figlio concedendo indumenti e accessori pubblicizzati e costosi, pensando di renderli appeal più per quello che possiedono, che per quello che sono.
È difficile anche per mamma e papà andare controcorrente, restando fedeli a principi e valori un po’ tradizionali. Spesso però è sufficiente raggiungere un intelligente compromesso, per educare il figlio a quello che conta davvero, senza per questo farlo sentire un pesce fuor d’acqua. È innegabile infatti che lo stile, la moda, gli accessori, fanno parte della vita stessa. Vietare qualsiasi sfizio, negando il cellulare a oltranza, fino alle superiori, oppure sistematicamente rifiutando u quel tale indumento perché indossato dall’influencer alla moda, potrebbe portare il bambino a vivere un po’ fuori dal mondo e anche a essere preso un po’ in giro dagli amici i cui genitori si piegano al marketing. Ciascuno di noi, infatti, è il risultato anche dell’ambiente in cui vive e un certo mood non può mai essere rifiutato in toto. Quindi lo smartphone quando inizia a uscire da solo può essere concesso, ovviamente con i limiti di uso e di orario a casa. Le scarpe firmate, che possono anche essere di qualità e quindi durature, possono essere un bel regalo di compleanno, mai però per il bel voto o una promozione! Tutto questo però deve essere solo un contorno: il valore è quello che ciascuno di noi esprime da dentro, con il suo modo di esprimersi, i sentimenti, le passioni, gli interessi che vanno ben oltre l’involucro esterno fatto di oggetti, scarpe e vestiti di lusso. Con l’esempio, più che con lunghi discorsi, il messaggio subliminale che deve arrivare dalla famiglia è questo: vali di più se studi, se ti impegni nello sport, se coltivi interessi e amicizie veri e non perché sfoggi la felpa indossata dalla tal influencer. Se sei solo quello che indossi, sarai si un bell’involucro: appariscente e invidiato ma sarai esattamente come un bel pacco regalo, purtroppo, senza nulla dentro da donare a chi amerai nel futuro.
Giorgia Andretti