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La sfida di vivere

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Nata al sesto mese, Nina era un batuffolo di 715 grammi. Ma ce l’ha fatta. Ora la madre racconta come

In Italia, i nati prematuri con un peso al di sotto del chilo e mezzo sono lo 0,9 per cento. La media nazionale di sopravvivenza │ del 75 per cento. Sicuramente pi drammatico il bilancio per i prematuri con un peso inferiore al chilo, solo il 30 per cento ce la fa. Nina │ una di questi, una bambina nata di sei mesi con un peso alla nascita di 715 grammi, lunga 34 centimetri, una testolina di 24 centimetri di circonferenza ma con una voglia di vivere pari solo alla determinazione della mamma, Anna, che rischier¢ il suo equilibrio psicofisico pur di combattere accanto e insieme alla sua piccolissima creatura. L’Arca di Nina di Anna Sartorio (Ed.Tea, € 8.00), │ una storia vera, piena di amore e strazio, ma anche di volont¢ e rabbia dalla quale attingere la forza necessaria ad affrontare una prova che solo una madre che l’ha vissuta in prima persona │ in grado – ed ha il diritto – di raccontare.

Anna Sartorio, giornalista torinese, │ una di quelle tre mamme su dieci che hanno avuto la fortuna, la gioia e l’orgoglio di riportare a casa la sua Nina che, al momento della nascita, “poteva entrare dentro una scatola di scarpe”. Nina adesso ha poco pi di tre anni. E’ nata il 16 giugno del 2000 alla ventisettesima settimana di gestazione, con parto cesareo per sofferenza fetale e ricoverata presso il centro di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale Sant’Anna di Torino dal quale │ stata dimessa il 26 agosto successivo. Era stata una infezione alle vie urinarie, l’ureoplasma, diagnosticata con ritardo, a provocare il parto prematuro. “Raccontarsi │ una sfida – scrive Anna Sartorio – non │ stato facile” ma man mano che andava avanti si rendeva conto di raccontare soprattutto una vittoria, quella della vita sulla morte. L’incubatrice diventa per Nina ci￲ che │ stata l’Arca per No│: protezione dal diluvio universale per poi, quando la collera di Dio nei confronti di uomini e animali era passata, tornare all’aperto e ripopolare il mondo. “L’incubatrice │ l’Arca che porter¢ Nina fuori dalla tempesta” anche se per farlo non le sono bastati quaranta giorni ma 71. Giorni e notti durissime, intubata, con ripetute crisi cardiorespiratorie, infusioni di plasma, una sofferenza senza tregua per la piccola Nina e un dolore contronatura per Anna, “come lo │ il pensiero che un figlio muoia prima di un genitore”. .

Obiettivo della Sartorio │ anche porre, attraverso il suo racconto, l’attenzione su un problema che s↓ riguarda una percentuale bassissima di neonati ma che per affrontarlo, e ridurre il numero dei non sopravvissuti, ha bisogno di moltissimi soldi. Pi i neonati sono piccoli tanto i macchinari – incubatrici, respiratori, ecografi – sono grandi e costosi. “Per una degenza media, dai due ai tre mesi, servono 80 milioni di lire”, denuncia in una intervista interna al racconto il professor Claudio Fabris, all’epoca del ricovero di Nina direttore del centro di Terapia intensiva neonatale di Torino. Ma lo Stato ne rimborsa alla Regione solo una parte minima: “grazie al cielo ci sono le donazioni dei privati” e “gli operatori sanitari lavorano per due e sono pagati per uno”. Quando Anna entra per la prima volta nel reparto di Terapia intensiva neonatale le sembra di percorrere un corridoio della Nasa. Inizia cos↓ la sua dolorosa esplorazione in un mondo parallelo che non immaginava potesse esistere, come la maggior parte di noi. Una testimonianza, quella di Anna Sartorio, che ci coinvolge in una realt¢ fatta di donne coraggiose e dei loro “piccoli guerrieri”.

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Marina Zenobio

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