A proposito di buona educazione

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A proposito di buona educazione

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No, non è roba d’altri tempi: un manuale pratico e divertente aiuta i bambini a scoprirne valore e utilità

Insegnare la buona educazione ai propri figli. Un obiettivo legittimo. Peccato soltanto che il percorso per raggiungerlo sia in genere tutt’altro che semplice. Soprattutto perché al giorno d’oggi i più giovani, ma non solo loro, hanno delle buone maniere un’opinione tutt’altro che corretta. Essere “bene educati” è infatti divenuto per molti ragazzini sinonimo di banalità, di antiquato manierismo. I veri “duri” non usano le maniere gentili e non sanno che farsene della cortesia e della “forma”: essere “grandi” vuol dire infischiarsene delle regole e delle convenzioni sociali. Tuttavia questa idiosincrasia verso una civile e rispettosa convivenza non facilita di fatto l’integrazione dei giovani nella società. Le “brutte figure” sono dietro l’angolo e la vita in comune con gli altri è spesso resa difficile proprio dall’incapacità di saper riconoscere i limiti che separano il “manierismo” dall’insolenza. Comportarsi “educatamente” è tutt’altro che antiquato. E’ piuttosto una dimostrazione di “furbizia”, perché solo chi ha imparato ad usare le buone maniere ha l’opportunità di presentarsi agli altri in modo più accattivante, di ricevere maggiore attenzione e, quindi, di trovare la società più disponibile ad ascoltare, ad accettare, a comprendere.

“P.P.C (Provare Per Credere)” dice la scrittrice Paola Dessanti, nel suo ultimo libro dal titolo Il manuale della buona educazione (Elledici; € 9,50), destinato ai giovani lettori o ai loro genitori che possono cogliere l’occasione per leggere con o ai più piccoli un libro divertente ed educativo. In effetti il testo appare tutt’altro che noioso e sicuramente ben lungi dall’essere definito “roba da gente antiquata”. Una veste grafica accattivante, delle spiegazioni chiare e mai “saccenti”, in uno stile giovane accessibile quindi anche ai ragazzini e, non ultime, delle immagini divertenti a corredo di molti paragrafi, fanno di questo “manuale” un vero compagno quotidiano, maestro di vita per giovani e meno giovani.
Che si parli di buona educazione è ovvio. Ma la originalità del libro sta nel modo in cui si affronta l’argomento e nel fatto che all’autrice non sia sfuggita davvero nessuna delle molteplici sfaccettature del “savoir faire”.

Gli argomenti trattati sono stati infatti divisi in ampi capitoli tematici. Ogni capitolo ha poi i suoi sottocapitoli che in molti casi danno istruzioni chiare e definite su ciò che si può e ciò che non si deve fare. Ovviamente ad ogni “negazione” fa seguito la relativa spiegazione. Non si tratta di manierismo dunque, né di galateo ottuso finalizzato a fornire un’immagine di sé ipocrita o adeguata a delle regole senza senso. Non ci sono norme emanate da principi e Lord nel manuale, ma soltanto chiare informazioni di come ci si comporta in mezzo agli altri e perché.
Le tematiche affrontate sono molte. Si va dall’entrare in comunicazione, che comprende il saluto e la presentazione, all’arte di conversare, dal comportamento sui mezzi pubblici alle modalità di utilizzo dei mezzi di comunicazione, dalle situazioni difficili di lutti, malattie o handicap alle scortesie nell’ambito dell’ospitalità. I consigli e le proposte non mancano davvero. Ecco ad esempio che per una festa a cui si è invitati, l’autrice avverte chiaramente il giovane lettore: “presentati alle persone che vai incontrando: amplierai il giro delle tue conoscenze e sicuramente ti divertirai di più. Cerca di essere allegro e di non affliggere tutti con le tue tragedie personali: una festa deve rimanere tale (..)”. Di sicuro un ottimo consiglio. Ai piccoli e… ai loro genitori.

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Paola Ladogana

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