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Giochi di società perché farli ancora

giochi di società

Tombola, mercante in fiera, monopoli, gioco dell’Oca: i giochi di società sono un classico di Natale e Capodanno, riuniscono la famiglia, educano e fanno divertire

Ci sono cose che non passano mai di moda. Tra queste entrano a buon diritto i giochi di società o gioco da tavolo, da sempre considerati un classico passatempo nelle vacanze di Natale e Capodanno. Al termine di un buon pranzo, infatti, è tipico riunirsi attorno alla tavola sparecchiata centellinando un caffè o un pezzetto di torrone, grandi e bambini, per dedicarsi a un rilassante e divertente gioco da tavolo. La tombola, il gioco dell’oca, il mercante in fiera, le nuove edizioni di monopoli, ma anche i vari labirinti magici fino allo Shangai sono intrattenimenti che coinvolgono tutti e che possono essere anche un’idea regalo da riscoprire. Vediamo insieme perché oltre a essere divertenti sono educativi.

 

Da zero a 99 anni

I giochi di società vanno davvero bene per tutte le età. I bambini più piccoli, non ancora in grado di distinguere i numeri e le parole, possono stare in braccio a un genitore o a un nonno e si divertiranno a vedere le figure colorate delle carte o del tabellone che si trova in mezzo al tavolo, potranno ascoltare gli adulti parlare, ridere e scambiarsi opinioni. Questo per i più piccoli è un importante stimolo cognitivo ed emotivo, i bimbi si sentono parte di un gruppo di persone che stanno bene insieme e che sono legate da vincoli di affetto. Inoltre, iniziano a capire che esistono regole da osservare, uguali per tutti, che ciascuno deve rispettare il proprio turno e che, soprattutto in questo contesto ludico, partecipare è divertente sempre, anche se si perde. Questo inizia a fare capire loro che si deve tenere a bada la frustrazione della sconfitta, soprattutto perché in questo caso si sta giocando: ma anche in altri contesti si deve sempre vedere il lato positivo e apprendere strategie per migliorarsi.

 

Ci si esercita a leggere e a contare

A seconda del tipo di gioco, poi, un bambino progressivamente può diventare un giocatore assolutamente autonomo. E’ sufficiente che sappia riconoscere le immagini, per esempio, per giocare al mercante in fiera o a una tombola con le figure. Non appena è in grado di riconoscere i numeri può giocare alla tombola classica, poi una volta che fa i conti con relativa sicurezza può iniziare il gioco dell’oca, oppure un labirinto fino ad arrivare al più impegnativo monopoli. In questi casi, giocare significa esercitarsi nel calcolo divertendosi, impegnarsi per ottenere un risultato, capire che la fortuna e cieca e non sempre può sorridere. Quando poi i giochi di società divengono più impegnativi, un bambino si esercita a scovare strategie per ottenere punti e avanzamenti. Quindi giocare stimola la creatività e il problem solving, sia da soli sia con i compagni di squadra. Inoltre insegna ad essere pazienti, ad attendere il proprio turno anche se si è in tanti, a non arrabbiarsi se qualche altro giocatore è favorito dalla fortuna. Insomma, il gioco di società piace a tutti e a tutti fa bene. È però un passatempo sedentario, quindi va sempre alternato a qualche bella passeggiata, al gioco all’aperto anche se fa freddo, ben coperti non si soffre, al pattinaggio o allo sci. Insomma, a una vacanza anche attiva.

 

Lina Rossi

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