Il Presidente della Società Italiana di Neonatologia alle future mamme: troppe
analisi per colpa dell’ansia
Le mamme italiane sono troppo ansiose e nel corso della gravidanza si sottopongono a troppe ecografie e ad
analisi inutili, alimentando così il business della diagnostica senza un vero vantaggio. A mettere in guardia i futuri genitori da esasperanti e inutili
percorsi nei centri di diagnostica pubblici e privati nel corso della gravidanza, è stato il presidente della Società Italiana di Neonatologia (Sin),
Franco Macagno, in un recente convegno.
“Le donne italiane – ha spiegato Macagno – fanno troppe ecografie. Anche una al mese. Non serve
a nulla, se la gravidanza è normale. In Svezia e in Norvegia se ne fanno due o tre nel corso di nove mesi ed è questa l’indicazione che arriva dagli
organismi internazionali. Non diciamo di non sottoporsi agli esami se è necessario. Se si è verificato un distacco di placenta, può essere utile anche
sottoporsi a sette ecografie in un solo mese, ma il punto – ha aggiunto – è quello di non spendere soldi inutilmente, cercando così garanzie che non
possono essere date con questi strumenti”.
Limiti anche per le amniocentesi vengono indicati dagli esperti: “Le donne sappiano –
ha detto il presidente della Sin – che i risultati possono riguardare solo un numero limitato di malattie genetiche e che questa analisi andrebbe fatta
solo nei casi indicati, e cioè sopra i 35 anni e con problemi genetici familiari. L’amniocentesi offre infatti risultati solo su una piccola fetta
di malattie, come la Sindrome di Down e altre trisomie, ma non può prevedere le malattie metaboliche”.
La battaglia contro gli esami
inutili in gravidanza ha un precedente, ha ricordato Macagno, quello contro i check-up in pediatria. “All’ inizio delle scuole, fino a pochi anni
fa, le mamme chiedevano ai pediatri un controllo generale del sangue per i bambini – ha concluso il presidente della società scientifica – un metodo che
oltre a rappresentare una spesa, è scientificamente sbagliato”.
Matteo De
Matteis