

Sono sette, in tutto, i casi di tubercolosi riscontrati a Milano in questi ultimi giorni, per lo meno fino allo scorso venerdì 1° novembre: tre ragazzini di una scuola media, due bambini di una scuola elementare della zona Nord-Est di Milano, questi ultimi asintomatici e due studenti stranieri della facoltà di Scienze politiche del’Università Statale. Il caso che ha destato allarme è stato quello di un bambino italiano di 11 anni, giunto all’attenzione degli esperti per un problema apparentemente di otorinolaringoiatra. I pediatri hanno però notato subito che le condizioni generali e il quadro respiratorio presentavano caratteristiche particolari nonostante non avesse febbre.
Sottoposto ad accertamenti, il ragazzino è risultato positivo al test per la tubercolosi: il piccolo, in particolare, è affetto da un ceppo multiresistente, chiamato XDR, la caratteristica è di essere resistente a diversi farmaci e, per questo, è molto difficile da trattare. Si tratta di un ceppo molto raro e abitualmente, non colpisce bambini. Le condizioni del ragazzino al momento non destano preoccupazioni: il quadro clinico è buono e la cura è già iniziata, anche se il bambino è a disagio soprattutto per le condizioni di isolamento alle quali è sottoposto, proprio per evitare che il contagio si diffonda. Non si tratta però degli unici episodi, anche se sette casi concentrati in pochi giorni nella stessa città devono sicuramente destare una certa attenzione. Sono infatti circa 500 i casi di tubercolosi rilevati a Milano ogni anno.
Come avviene il contagio e come si scopre
Si tratta comunque di notizie che inducono una certa preoccupazione: i viaggi, gli spostamenti, il fatto di vivere in una società multietnica espone davvero a rischi di contrarre malattie scomparse? Gli esperti tendono a essere rassicuranti: per ammalarsi è necessario vivere a stretto contatto con una persona con TBC attiva oppure soggiornare per un certo periodo nei paesi in cui la TBC è endemica. Un breve viaggio di pochi giorni in uno dei paesi a rischio difficilmente espone al contagio. È improbabile anche che si possa contrarre la TBC da una persona che tossisce all’aria aperta, nella metropolitana o al ristorante. La TBC non viene trasmessa da posate, lenzuola o oggetti personali in genere. Se il dubbio di essersi ammalati è reale, è possibile sottoporsi alla classica intradermoreazione alla tubercolina, detta anche test di Mantoux. Da alcuni anni si stanno valutando altri test, chiamati IGRA – In-Tube Gamma Interferon Release Assay, prove in vitro che mettono a confronto il sangue della persona e i linfociti con il micobatterio della tubercolosi. È anche possibile effettuare la radiografia del torace: può mettere in evidenza la presenza dei tubercoli, le formazioni causate dal batterio.
La prevenzione della malattia
Per le persone infettate recentemente dal bacillo della TBC, gli esperti raccomandano una cura preventiva con un farmaco antitubercolare, l’Isoniazide, lo stesso che viene utilizzato insieme agli altri farmaci di prima scelta per il trattamento della TBC attiva farmaco sensibile. Il trattamento dura 6-8 mesi e può avere in alcuni casi effetti collaterali dovuti al farmaco, come nausea, vomito, febbre, dolori addominali Viene utilizzato anche nei bambini che sono stati a contatto stretto con un malato di TBC polmonare. Nei casi di contatto con pazienti affetti da TBC farmacoresistente, non essendo efficace l’Isoniazide, è raccomandato lo stretto monitoraggio clinico fino a 24 mesi dopo il contatto in modo da identificare la malattia conclamata ai primi sintomi e trattarla a quel punto con un regime plurifarmacologico costituito in genere da 5-6 farmaci. E’ disponibile un vaccino: il BCG – bacillo di Calmette-Guérin, utilizza un ceppo vivo e attenuato di batterio, in grado di stimolare la risposta immunitaria dell’organismo senza causare la malattia. Viene somministrato attraverso una iniezione intradermica sotto la pelle. La persona vaccinata diviene immune dopo circa tre mesi e lo resta per cinque anni, protetta soprattutto dalle complicanze più serie della tubercolosi. Si tratta però di un vaccino indicato solo nei paesi dove la malattia è endemica, oppure a persone ad altissimo rischio di contrarre la malattia perché il vaccino ha in assoluto scarsa efficacia. Per questo motivo gli esperti sono alla ricerca di nuove soluzioni vaccinali più efficaci.
Dott.ssaRosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it