Un controllo prima dei 9 anni consente di intervenire agevolmente per riparare eventuali
malocclusioni
Tra gli ortognatodontisti è ricorrente il dibattito sul “timing” del trattamento ortodontico, cioé la scelta del momento
migliore per iniziare una terapia: il trattamento, infatti, può essere precoce o tardivo, e realizzarsi in una o più fasi di terapia attiva, con
eventuali fasi di monitoraggio. La scelta del momento giusto per la terapia è condizionata da numerosi fattori: la natura della malocclusione, la
motivazione al trattamento, il grado di collaborazione necessario e l’età del paziente, non solo anagrafica, ma anche scheletrica (grado di sviluppo,
cioè di formazione e maturazione, dello scheletro osseo) e dentale (epoca della dentizione). Molto delicato, per l’insorgenza di eventuali
malocclusioni, è il periodo della “dentizione mista”, cioé il periodo di coesistenza, sulle arcate dentarie, di elementi della dentatura decidua e
permanente: nella prima fase della dentizione mista, dai 6 ai 9 anni, si realizza la permuta degli incisivi e la comparsa dei primi molari permanenti;
nella seconda fase, dai 9 ai 12 anni, canini e molari decidui vengono sostituiti dai canini permanenti e dai premolari, e i secondi molari permanenti
erompono. Nel periodo estremamente dinamico della dentizione mista numerosi “incidenti di percorso” possono rendere disarmonico lo sviluppo delle arcate
dentarie: anomalie nei tempi della permuta, anomalie di numero, di forma o di dimensioni, di posizione e/o di sede dei denti permanenti, perdita precoce
di elementi decidui per carie o trauma; d’altronde, in questo periodo, si ha la possibilità di intercettare lo sviluppo di molte malocclusioni con
interventi relativamente semplici. E’ senz’altro auspicabile, dunque, che la prima visita ortodontica abbia luogo prima dei 9 anni di età. Lo scopo
dell’ortognatodonzia moderna, però, è di risolvere le malocclusioni e, in senso più ampio, le anomalie della crescita orofacciale, in maniera causale,
ristabilendo l’equilibrio scheletrico e funzionale. La tipologia di crescita ossea, infatti, pur essendo inscritta nel codice genetico, è determinata
anche da fattori funzionali, quali respirazione, deglutizione, masticazione, fonetica, mimica, postura. La terapia causale delle alterazioni della
crescita e dei rapporti occlusali sarà tanto più efficace quanto più precoce, intendendosi per “precoce” l’intervento terapeutico che inizia in età
pre-scolare (3-6 anni). Prima dei 6 anni, infatti, le suture del massiccio cranio-facciale non sono ancora chiuse, e questo facilita il riposizionamento
ortopedico delle basi ossee e le terapie di tipo funzionale, che utilizzano le potenzialità plastiche dell’azione muscolare sulle strutture
scheletriche. Inoltre, in età prescolare possono essere intercettate numerose abitudini viziate, come la suzione del dito o del ciuccio, la deglutizione
atipica, la respirazione orale. Quindi, effettuando la prima visita ortodontica già all’età di 3-4 anni, e programmando con regolarità i controlli
ortodontici successivi, si può intervenire tempestivamente su eventuali problemi della crescita e seguirla con un attento monitoraggio, fino al
completamento della dentatura permanente. Vanno affrontate precocemente problematiche rilevanti relative all’armoniosità della crescita dento-
scheletrica e alla percezione della propria immagine da parte del bambino, quali morsi aperti o morsi profondi severi (rispettivamente, l’assenza di
contatto tra le arcate dentarie o un’eccessiva sovrapposizione della superiore all’inferiore), incisivi superiori fortemente sporgenti, deviazioni
della mandibola che, non trattate, esitano in una crescita asimmetrica. Controlli regolari, dunque, dall’ortognatodontista già in età pre-scolare, come
verrà opportunamente suggerito anche dall’odontoiatra di fiducia o dal pediatra, in un ambito di collaborazione multidisciplinare.
Dott.ssa Antonella Dell’Aquila
Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia