Balbuzie nel bambino, comprenderla e intervenire senza aspettare

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Balbuzie nel bambino, comprenderla e intervenire senza aspettare

ballbuzie nei bambini
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La balbuzie è un disturbo della fluenza del linguaggio nel quale il bambino sa perfettamente cosa vuole dire, ma incontra involontariamente difficoltà nel mantenere continuo il flusso delle parole. Può ripetere suoni o sillabe — m-m-mamma — prolungare un suono oppure rimanere bloccato prima di riuscire a pronunciare una parola. In alcuni casi compaiono tensione muscolare, ammiccamenti, movimenti del capo o tentativi di sostituire le parole considerate più difficili. Questi comportamenti non sono tic o manifestazioni di aggressività, ma strategie sviluppate dal bambino nel tentativo di superare il blocco. La balbuzie esordisce più frequentemente tra i due e i sei anni, proprio mentre vocabolario e capacità di costruire frasi si sviluppano rapidamente. Molti bambini attraversano periodi di normale disfluenza, ma non sempre è opportuno limitarsi ad aspettare che il problema scompaia spontaneamente.

Disfluenza normale oppure balbuzie?

Durante lo sviluppo del linguaggio è comune che un bambino ripeta intere parole o parti di frase, inserisca pause oppure riformuli ciò che sta dicendo – : Io… io voglio andare fuori – . Queste disfluenze occasionali, prive di sforzo e tensione, possono comparire soprattutto quando è stanco, emozionato o desideroso di raccontare molte cose insieme. Meritano maggiore attenzione le ripetizioni frequenti di singoli suoni o sillabe, i prolungamenti e i blocchi silenziosi. Altri segnali sono lo sforzo fisico nel parlare, la frustrazione, la rinuncia a intervenire, l’uso di frasi come – non riesco a parlare – oppure la tendenza a evitare determinate parole e situazioni. Disturbi del linguaggio dei bambini sono sempre più frequenti.

Le cause non dipendono dai genitori

Oggi la balbuzie dello sviluppo viene considerata un disturbo della comunicazione con una base neuroevolutiva complessa. Entrano in gioco fattori genetici e differenze nei meccanismi cerebrali coinvolti nella programmazione e nella produzione del linguaggio. La familiarità è frequente e i maschi hanno una probabilità maggiore, rispetto alle femmine, di sviluppare una balbuzie persistente. Questo, però, non significa che il disturbo sia inevitabilmente destinato a durare. La balbuzie non è provocata da madri ansiose o iperprotettive, da un’educazione sbagliata, da traumi emotivi o da una personalità introversa, ossessiva o aggressiva. Ansia, fretta, eccitazione e timore del giudizio possono aumentare momentaneamente le disfluenze, ma non rappresentano la causa primaria del disturbo. Non esiste neppure una – personalità del bambino balbuziente -. Le difficoltà emotive possono comparire come conseguenza delle esperienze negative, delle prese in giro o della paura di parlare, non come origine della balbuzie.

Quando chiedere una valutazione

È consigliabile confrontarsi con il pediatra e richiedere una valutazione a un logopedista esperto in disturbi della fluenza quando la balbuzie dura da tre-sei mesi, aumenta progressivamente oppure è accompagnata da tensione e comportamenti di lotta. È opportuno intervenire precocemente anche quando esiste una familiarità per balbuzie persistente, sono presenti altri disturbi del linguaggio o il bambino manifesta preoccupazione, vergogna, evitamento e riduzione della partecipazione scolastica. Non è necessario aspettare i cinque o sette anni. Una valutazione non comporta automaticamente l’inizio di una terapia, ma permette di distinguere le normali disfluenze evolutive da una balbuzie che richiede monitoraggio o trattamento.

Come devono comportarsi i genitori

Quando il bambino parla, ascoltiamo ciò che vuole comunicare senza fissarci sul modo in cui lo dice. Manteniamo il contatto visivo, concediamogli il tempo necessario e non completiamo le parole o le frasi – al suo posto. Sono da evitare esortazioni come – parla piano, respira, calmati o ripeti meglio – anche se pronunciate con buone intenzioni, possono far sentire il bambino responsabile di qualcosa che non controlla. Può essere utile rallentare leggermente il nostro modo di parlare, inserire pause naturali e rispettare i turni della conversazione. Dedichiamo ogni giorno qualche minuto a un dialogo tranquillo, senza domande incalzanti, interruzioni o competizione con fratelli e dispositivi elettronici. La balbuzie non deve diventare un argomento proibito. Se il bambino ne parla, possiamo riconoscerla con serenità: A volte le parole fanno un po’ fatica a uscire, ma io ti ascolto e non abbiamo fretta.

Il trattamento coinvolge bambino e famiglia

Il trattamento principale è logopedico e viene personalizzato in base all’età, alle caratteristiche della balbuzie e alle reazioni del bambino. Nei più piccoli può prevedere un forte coinvolgimento dei genitori e modifiche nelle modalità comunicative familiari. Nei bambini in età scolare si lavora anche sulla gestione dei blocchi, sulla partecipazione e sulla libertà di comunicare. Il canto, il gioco con i pupazzi o il dialogo con un animale possono offrire esperienze piacevoli, ma non sostituiscono una valutazione specialistica. Allo stesso modo, sport e rilassamento favoriscono il benessere generale, ma non costituiscono una terapia specifica per la balbuzie. Un sostegno psicologico o psicoterapeutico può essere utile quando compaiono ansia sociale, ansia nei bambini, vergogna, evitamento, bassa autostima o conseguenze del bullismo. Non serve a eliminare direttamente la balbuzie, ma ad aiutare il bambino a comunicare senza paura e a non lasciare che la difficoltà condizioni la sua vita. L’obiettivo non è pretendere una parola sempre perfettamente fluente, ma permettere al bambino di esprimersi, partecipare e sentirsi ascoltato senza vergogna.

Rossi Lina

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