
Promettono energia, concentrazione e migliori prestazioni nello studio o nello sport. Le confezioni colorate, la pubblicità online e la facilità con cui possono essere acquistati fanno apparire gli energy drink come normali bibite. In realtà contengono caffeina e altre sostanze stimolanti e non sono adatti ai bambini e agli adolescenti. Uno studio del Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria, condotto su 430 ragazzi tra i nove e i diciassette anni, ha mostrato quanto il fenomeno sia diffuso. Il 65% degli intervistati aveva provato almeno una volta un energy drink e circa uno su dieci ne faceva un consumo frequente. A preoccupare è soprattutto l’età del primo contatto: il 39,2% dei consumatori aveva iniziato prima dei dodici anni e, in alcuni casi, prima dei nove. Quasi la metà aveva cominciato tra i dodici e i quattordici anni.
Gli energy drink possono contenere quantità elevate di caffeina, associate a taurina, guaranà, ginseng, L-carnitina, zuccheri o dolcificanti. La combinazione di più sostanze stimolanti rende difficile prevederne gli effetti, soprattutto in un organismo ancora in crescita. La caffeina può aumentare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa. Nei soggetti predisposti può favorire palpitazioni o disturbi del ritmo cardiaco, talvolta in ragazzi che non sanno ancora di avere una vulnerabilità cardiovascolare. Gli effetti riguardano anche il sistema nervoso. Possono comparire irritabilità, agitazione, tremori, ansia, mal di testa e difficoltà ad addormentarsi. La riduzione del sonno si riflette poi sull’attenzione, sulla memoria, sul rendimento scolastico e sulla regolazione delle emozioni. importanza del sonno Bere una lattina per studiare più a lungo può quindi produrre l’effetto opposto: il ragazzo resta sveglio, ma il giorno successivo è più stanco, nervoso e meno concentrato. Si può così creare un circolo vizioso nel quale viene ricercata un’altra bevanda stimolante per contrastare la stanchezza generata dalla precedente.
La parola energy può far pensare a un prodotto destinato agli sportivi, ma gli energy drink non devono essere confusi con le bevande formulate per reintegrare acqua, sali minerali e carboidrati dopo uno sforzo prolungato. Durante l’attività fisica intensa la caffeina può aumentare ulteriormente frequenza cardiaca e pressione. I rischi possono crescere in presenza di caldo, disidratazione o patologie cardiache non ancora diagnosticate. Ancora più pericolosa è l’associazione con l’alcol. L’effetto stimolante della caffeina può ridurre la percezione della sonnolenza senza diminuire l’alterazione provocata dall’alcol. Il ragazzo può sentirsi più lucido di quanto sia realmente e assumere maggiori quantità o esporsi a comportamenti rischiosi.
Secondo lo studio SIP, in oltre il 40% dei casi almeno un familiare consumava energy drink. Quando queste bevande fanno parte della quotidianità domestica, i ragazzi tendono a iniziare prima e a considerarle meno pericolose. La prevenzione deve quindi cominciare dall’esempio. educazione con l’esempio È opportuno non acquistare energy drink per i figli e non conservarli abitualmente in casa. I genitori dovrebbero inoltre chiedere con calma se il ragazzo li utilizza, in quali occasioni e per quale motivo, senza trasformare il confronto in un interrogatorio. Se un adolescente cerca continuamente sostanze per restare sveglio, studiare o affrontare l’allenamento, il problema può essere la mancanza di sonno, un’organizzazione eccessiva delle giornate o una difficoltà emotiva. In questi casi non serve una lattina: occorre ascoltare il bisogno e, quando necessario, parlarne con il pediatra.
Rossi Lina