

Una recente ricerca pubblicata su Nature, condotta su oltre 50.000 bambini e ragazzi statunitensi tra i 6 e i 17 anni, riaccende l’allarme sull’uso eccessivo degli schermi da parte dei minori. Lo studio, curato da Ying Dai dell’Università di Hong Kong e da Na Ouyang della Yale University, evidenzia che trascorrere più di quattro ore al giorno davanti a dispositivi digitali è associato a un maggior rischio di problemi di salute mentale. I risultati richiedono ancora ulteriori conferme; tuttavia offrono indicazioni utili per genitori ed educatori che vogliono proteggere il benessere dei più giovani.
I ricercatori segnalano che la crescente digitalizzazione della vita quotidiana ha modificato le routine e le interazioni sociali dei ragazzi. L’aumento della sedentarietà, la riduzione delle attività fisiche e ricreative offline, insieme a un uso intensivo dei social media e di contenuti digitali, possono favorire isolamento, confronto sociale negativo, interruzione del sonno e difficoltà nell’autoregolazione delle emozioni. Questi fattori, presi singolarmente o combinati, contribuiscono a incrementare vulnerabilità psicologiche che si manifestano come depressione, ansia o peggioramento dei sintomi di ADHD.
Segnali persistenti come tristezza intensa, perdita di interesse nelle attività, difficoltà a concentrarsi o cambiamenti comportamentali marcati, è importante chiedere una valutazione da un pediatra o da un neuropsichiatra. L’intervento precoce può ridurre la gravità dei disturbi e migliorare il benessere a lungo termine. L’equilibrio è necessario, non demonizziamo la tecnologia, ci offre strumenti preziosi per apprendimento, creatività e socialità, deve infatti essere usata con consapevolezza. L’obiettivo non è eliminare gli schermi, ma usarli in modo bilanciato: combinare limiti concreti con opportunità positive e accompagnamento attento da parte degli adulti. Lo studio suggerisce che un uso prolungato degli schermi oltre le quattro ore può rappresentare un fattore di rischio, è compito dei genitori stabilire regole chiare e promuovere attività alternative e, soprattutto, restare vigili sui segnali emotivi che possono comparire. Con dialogo, limiti coerenti e supporto professionale, quando necessario, è possibile ridurre i rischi e sostenere uno sviluppo sano dei bambini e degli adolescenti.
Dott. Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it