

In Antartide, dove è attualmente inverno, le temperature hanno raggiunto gli 8° e in Africa i 50°, così si è arrivati alla temperatura globale di 17,17°. Gli scienziati avvertono che pian piano ci stiamo avviando verso un’era decisamente calda e per questo, noi esseri umani stiamo per raggiungere l’apice della nostra capacità di adattamento.
Camilo Mora, PhD, professore di analisi dei dati presso l’Università delle Hawaii-Manoa. Sostiene che quando si parla di evoluzione, parliamo di milioni di anni e che per noi esseri umani alfine di adattarci alla termoregolazione abbiamo bisogno di altri milioni di anni. Mora e i suoi colleghi hanno passato decenni a modellare il rischio di caldo estremo in relazione al cambiamento climatico globale, dimostrando che nell’ultimo decennio il pianeta si è riscaldato di circa 1°, con un conseguente aumento di oltre il 2.300% di perdite di vite umane a causa delle sole ondate di calore.
Quando la maggior parte delle persone pensa agli effetti del caldo estremo, considera elementi come affaticamento, mal di testa, debolezza o nausea. Ma questi sintomi sono solo la punta di un iceberg che si scioglie: l’esposizione al calore è legata a molti elementi che possono danneggiare gli organi vitali, a volte in modo permanente. Tutto inizia con la termoregolazione, un concetto che descrive come il corpo mantiene una temperatura interna costante di 37°. La termoregolazione è controllata da una ghiandola nel cervello chiamata ipotalamo, che risponde a una temperatura dell’aria più elevata segnalando ai vasi sanguigni di espandere e reindirizzare sangue, sale e fluidi alla pelle per rinfrescarsi attraverso il processo della sudorazione.
Mora e i suoi colleghi hanno identificato 27 modi in cui l’esposizione al calore può portare a insufficienza d’organo e morte. Nel cuore, la perdita della funzione cardiaca può portare a un infarto e la disidratazione addensa il sangue, aumentando il rischio di coaguli di sangue e ictus. Potrebbe verificarsi insufficienza renale. Lesioni al rivestimento dei polmoni significa che i polmoni e il flusso sanguigno vengono infine privati di ossigeno, portando a difficoltà respiratorie. Precauzioni da osservare sempre attentamente:
Circa 10 o 12 anni fa, un gruppo di meteorologi tra cui W. Larry Kenney, PhD, professore di fisiologia e kinesiologia alla Pennsylvania State University di University Park. ha escogitato il concetto della temperatura di bulbo umido, ovvero: il limite superiore per l’adattabilità o la sostenibilità umana. Il termine bulbo umido deriva da un esperimento in cui gli scienziati prendevano un panno bagnato, lo avvolgevano attorno al bulbo di un termometro e lo usavano come proxy per la pelle umana. Se l’umidità del tessuto evaporava, la lettura del termometro diminuiva. Ma se l’aria era troppo umida, non si verifica l’evaporazione. La temperatura di bulbo umido è una data temperatura dell’aria quando è satura al 100%. E così, se la pelle è a 35° e la temperatura dell’aria è di 35° ma completamente satura di umidità non può avvenire la sudorazione. In questo modo gli esseri umani perdono il mezzo principale per raffreddare il corpo. Può essere pericoloso per la vita è il colpo di calore, ma non è l’unica ragione. Il calore può anche innescare problemi cardiaci e persino peggiorare i problemi respiratori anche a causa dell’aumentato l’inquinamento atmosferico.
Sahalima Giovannini
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