

L’inverno 2021-2022 ha visto una vera e propria epidemia di virus respiratorio sinciziale tra i bambini di pochi mesi. Si tratta dell’agente patogeno all’origine della bronchiolite, una seria infiammazione dei bronchioli, le estremità dei bronchi dove avvengono gli scambi gassosi e per un bambino piccolo può essere molto pericolosa. Infatti, impedendo la regolarità degli scambi gassosi, la respirazione può essere gravemente alterata al punto che i bambini devono essere ricoverati in ospedale.
Un modo per proteggere i bambini piccoli è immunizzare la mamma nell’ultimo trimestre di gravidanza. In questo modo è possibile proteggere il bambino dal virus respiratorio sinciziale nei primi mesi di vita, riducendo il rischio di malattia di oltre l’80%. È il risultato di una sperimentazione sul vaccino di Pfizer chiamato RSVpreF, uscita sul New England Journal of Medicine. Lo studio si basa sui dati di circa 400 donne che hanno ricevuto il vaccino tra la ventiquattresima e la trentaseiesima settimana di gravidanza. La ricerca ha confermato: il farmaco è sicuro e non comportava rischi particolari per la mamma né per il nascituro. Sono stati riscontrati inoltre alti livelli di anticorpi neutralizzanti contro il virus respiratorio sinciziale sia nel siero delle donne, sia nel sangue estratto dal cordone ombelicale del bambini.
Buoni anche i dati sull’efficacia: i ricercatori hanno seguito dopo la nascita i figli di donne vaccinate riscontrando tre sole infezioni da virus respiratorio sinciziale, di cui 1 grave su 405 bambini monitorati. Nel gruppo di controllo: contava 103 bambini, le infezioni sono state 5, 3 delle quali in forma severa. Secondo l’analisi dei ricercatori, questi dati corrispondono a una riduzione dell’84,7% del rischio di infezione e del 91,5% delle forme severe tra i vaccinati. I dati sierologici e di efficacia iniziale inducono a pensare che la vaccinazione della mamma con il vaccino RSVpreF durante la gravidanza ha la capacità di proteggere i bambini dall’infezione da virus respiratorio sinciziale fino ai primi 6 mesi di vita. A inizio marzo, il vaccino ha ricevuto dalla Food and Drug Administration americana la designazione di Breakthrough Therapy, consentendo così un’accelerazione delle procedure di sviluppo e di valutazione in vista di un’eventuale approvazione.
Sahalima Giovannini
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