

Frequentano ancora le elementari eppure sono già piccole donne. È successo a molte bambine nel nostro paese, probabilmente a causa dell’isolamento e della sedentarietà seguiti allo stop provocato dalla pandemia da Covid-19. Lo sostiene uno studio promosso dal Bambino Gesù insieme ad altri 4 Centri di Endocrinologia pediatrica, secondo i quali i casi di pubertà precoce o anticipata, osservati nel semestre marzo-settembre 2020 in Italia sono più che raddoppiati rispetto allo stesso periodo del 2019. In totale sono stati rilevati 338 casi di menarca precoce contro i 152 dell’anno precedente, con un aumento pari al 122%. Il fenomeno ha interessato soprattutto bambine di età intorno ai sette anni.
Il maggiore aumento dei casi è stato osservato nelle bambine, soprattutto nella seconda metà del periodo di osservazione, 92 bambine tra marzo e maggio rispetto alle 236 bambine del periodo tra giugno e settembre 2020, con un incremento del 156%. Non è stato invece rilevato un aumento significativo dei casi nei maschi. Gli esperti non hanno spiegazioni per questa differenza tra i sessi, ma la pubertà precoce è meno comune nel maschio rispetto alle femmina ed è più spesso il risultato di mutazioni genetiche predisponenti o disturbi organici dell’asse ipotalamo-ipofisario. Possiamo ipotizzare che l’impatto di fattori scatenanti ambientali, quali quelli correlati alla pandemia, sia meno significativo sui tempi della pubertà maschile.
Nelle interviste alle famiglie delle bambine con pubertà precoce riguardo le abitudini alimentari e lo stile di vita, è emerso un aumento significativo dell’uso dei dispositivi elettronici: PC, tablet e smartphone nel 2020 rispetto al 2019. L’aumento dell’uso complessivo settimanale di questi dispositivi è riconducibile all’introduzione della DAD anche se raramente usata nella scuola primaria prima del 2020, insieme alla persistenza del loro uso per lo svago nel tempo libero. Un uso maggiore dei dispositivi elettronici era stato rilevato, già nel periodo precedente la pandemia, nelle bambine a cui è stata diagnosticata una pubertà precoce a rapida evoluzione nel 2020. Il primo lockdown del 2020 ha provocato anche una drastica riduzione dell’attività fisica praticata da bambini e ragazzi, a causa del forzato confinamento domestico. In particolare, nel sottogruppo con pubertà precoce a rapida evoluzione del 2020, è stato rilevato uno stile di vita più sedentario, già evidente prima della pandemia. Più della metà delle famiglie delle pazienti osservate nel 2020, infine, ha riferito di cambiamenti nel comportamento, 59% e segnalato un aumento rilevante di sintomi correlabili allo stress per il 63%. Anche un evento stressante potrebbe aver innescato una precoce maturità sessuale in soggetti predisposti.
Diversi studi hanno dimostrato un’associazione positiva tra attività fisica e benessere psicologico nei bambini e negli adolescenti. Lo stile di vita sedentario, invece, è stato correlato sia all’aumento della depressione che alla percezione di una qualità di vita meno soddisfacente. Recentemente, inoltre, si è visto come l’ansia e la tendenza all’isolamento sociale nelle ragazze in età prepuberale siano associate a un esordio puberale precoce. La secrezione dell’ormone ipotalamico che dà l’avvio allo sviluppo puberale – GnRH – è regolata a livello cerebrale, ma i meccanismi responsabili non sono ancora completamente noti. Gli esperti ritengono che una disregolazione dei neurotrasmettitori cerebrali indotta dallo stress sia alla base dell’aumento di nuovi casi di pubertà precoce osservati durante la pandemia. Lo stress potrebbe agire come un fattore scatenante più potente sui neuroni che secernono GnRH nelle ragazze con ulteriori fattori di rischio, come uno stile di vita sedentario e un eccessivo uso di dispositivi elettronici.
Sahalima Giovannini
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