

Lo svezzamento di un bambino è una tappa essenziale. Durante quei sei-sette mesi, ovvero dalla prima pappa al consumo di un pasto simile a quello degli adulti, non si forniscono al bambino solo i nutrienti indispensabili per la crescita. In questo tempo si stimola lo sviluppo del gusto, si favorisce la capacità di gestire più o meno autonomamente il cibo e, soprattutto, si gettano le basi per la salute futura. Da qui nasce l’importanza di attuare un buon svezzamento seguendo le tappe dello sviluppo fisiologico. Dalla consistenza liquida del latte materno o ricostituito, si passa prima alla cremosità senza grumi della pappa, quindi si arriva alle prime pastine, morbide e costituite da piccoli pezzi, poi ancora si arriva alla carne, al pesce e alle verdure sminuzzate. Con questi cibi il bambino impara a riconoscere consistenze diverse, ad accettare i primi grumi e i frammenti più grossolani, mettendo alla prova la sua capacità di masticazione, con le gengive prima ancora che con i denti. Per questo motivo le mamme devono resistere alla tentazione di proporre ai piccoli cibi morbidi e cremosi troppo a lungo: dopo l’anno di età, infatti, essi difficilmente si abitueranno a consistenza più granulose e solide.
No ai cibi solidi troppo presto
Va però evitato anche l’eccesso opposto: ossia, proporre ai bambini cibi solidi in età troppo precoce. Anche questo succede, a quanto pare, negli Stati Uniti, dove molte mamme offrono ai propri figli cibi solidi prima del tempo, spesso quando ancora non sono pronti a digerirlo. Lo afferma uno studio del Center for Diseases Control and Prevention – CDC di Atlanta, centro di riferimento mondiale per gli studi su controllo e prevenzione delle malattie, pubblicato dalla rivista Pediatrics. I ricercatori statunitensi hanno intervistato al telefono circa milletrecento mamme, indagando sulle modalità di svezzamento dei bambini e sui tipi di alimenti che erano abituate e proporre. Si è scoperto che il 40 per cento delle mamme aveva concesso cibi solidi ai figli prima dei quattro mesi, mentre il 9 per cento lo aveva fatto addirittura dopo quattro settimane. le donne avevano operato queste scelte anche se le linee guida più avanzate in fatto di alimentazione affermino che la dieta migliore per i primi sei mesi del neonato sia quella esclusivamente a base di latte materno. Nel caso questo non fosse disponibile, il miglior sostituto è quello ricostituito. Quello che ha più colpito i ricercatori sono state e motivazioni addotte dalle mamme: secondo alcune il bambino di quattro mesi era già grande, per altre il piccolo sembrava affamato ed era quindi necessario saziarlo. Altre mamme ancora avevano proposto cibi solidi con la speranza di riempire di più il loro stomaco e quindi di assicurare a se stesse e al piccolo un riposo notturno più prolungato. Ad alcune di loro questo suggerimento era stato fornito da un medico, in barba alle raccomandazioni internazionali che, evidentemente, non sono ancora abbastanza conosciute da tutti.
L’importanza di seguire le tappe dello svezzamento
Lo svezzamento è invece un processo attraverso il quale tutti i bambini devono passare, per gradi, per arrivare, a poco a poco, da un’alimentazione a base di solo latte ad un regime che comprenda anche cibi solidi. Non esiste un criterio unico per abituare il proprio bambino a nutrirsi con cibi solidi. Chi allatta al seno, può rimandare l’inizio dello svezzamento anche al settimo mese, integrando tutt’al più l’alimentazione con piccole quantità di frutta, tipo mele o pere grattugiate o banana schiacciata. Prima dei quattro mesi è meglio non offrire al bambino cibi solidi: potrebbero infatti risultare poco digeribili per il suo organismo ancora delicato. Il periodo di inizio dello svezzamento è abbastanza libero, ma esiste una regola alla quale ci si deve attenere: introdurre un alimento nuovo per volta, sempre in piccolissime quantità. In questo modo la bocca e l’apparato digerente potranno abituarsi con gradualità a sapori sempre nuovi e a digerire sostanze più complesse. Introdurre un cibo per volta, inoltre, è utile per capire se certe reazioni sono dovute ad intolleranza verso alcuni alimenti.
Giorgia Andretti