Quando la violenza si veste del perbenismo educativo di alcune maestre

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Quando la violenza si veste del perbenismo educativo di alcune maestre

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Notizie che non vorremmo mai leggere purtroppo rimbalzano tra le pagine della cronaca: ancora una maestra agli arresti per aver picchiato ed intimorito bambini di una scuola materna. È accaduto in Veneto.

È successo ancora, questa volta in Veneto. Una maestra d’asilo di quarantotto anni è stata arrestata pochi giorni fa con l’accusa di aver maltrattato i suoi alunni. Secondo quanto sostiene la polizia, la donna avrebbe preso i piccoli a calci e schiaffi, strattonandoli in maniera talmente violenta da fargli sbattere la testa sul banco. Oltre ai maltrattamenti fisici, la maestra spaventava i piccoli rovesciando i banchi e lanciando in aria il materiale didattico. Inoltre, puniva i piccoli lasciandoli per ore in piedi in un angolo. La donna, denunciata dalle famiglie a seguito dei preoccupanti racconti dei bambini, è stata arrestata ed è attualmente ai domiciliari.

Punti di vista differenti
Lo squallido episodio descritto, purtroppo, non è l’unico. In un paese in provincia di Brescia, una maestra di cinquantadue anni è stata denunciata dalle colleghe per i gravi maltrattamenti ai quali sottoponeva i bambini. Pestava loro i piedi con i tacchi alti delle scarpe, li umiliava e li spaventava minacciandoli di punizioni terribili come versare loro la colla in bocca per non farli parlare o chiuderli in cantina. Solo le pazienti registrazioni delle forze dell’ordine hanno permesso di accertare le accuse delle altre maestre, arrestando così la donna. Ed è di pochissimi giorni fa la notizia della condanna inflitta dal Tribunale di Pavia a due giovani insegnanti di un asilo nido vicino a Milano, ritenute colpevoli di maltrattamenti fisici e psicologici nei confronti dei bambini ospiti della struttura. Le due donne sono state condannate all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e all’interdizione dalla professione per ulteriori cinque anni. Una sentenza che noi non condividiamo: chi maltratta i bambini dovrebbe essere condannato a non occuparsi mai più del mondo dell’infanzia. Non rallegra nemmeno la notizia relativa al risultato di un sondaggio condotto nelle scuole inglesi per conto del Times Educational Supplement su un campione di 2000 genitori e 530 ragazzi della scuola secondaria e pubblicata qualche tempo fa sul periodico inglese Independent: la metà dei genitori britannici, il 49%, sarebbe favorevole a un ritorno delle punizioni corporali nelle scuole, abolite per legge nel 1984. E non è tutto: il 19% dei ragazzi ha risposto favorevolmente al ritorno delle punizioni corporali da parte degli insegnanti, la pratica viene vista come garanzia di una maggiore disciplina a scuola.

Ritorno alla violenza
I risultati del sondaggio inglese inducono a chiedersi perché mai, in un paese civile come l’Inghilterra, ci siano così tanti genitori e perfino alcuni alunni favorevoli al ritorno delle punizioni corporali. Validi pedagogisti ed educatori, ma anche genitori amorosi e di buon senso, si sono battuti per anni per eliminare dalle scuole e dalle case il clima di terrore legato alla rigida gerarchia. Il dover ricorrere alla violenza per ottenere ascolto e consenso è un fallimento totale, “educa” solo alla violenza e alla ribellione. I bambini picchiati ed umiliati sono destinati loro stessi, una volta adulti, ad esercitare la violenza a conferma della poco edificante equazione: da vittima a carnefice. Al contrario, i bambini cresciuti con amore e fermezza, con regole e affettuosa severità possono trasmettere agli altri e alle generazioni successive solo inviti al dialogo e alla civile pacatezza. Insegnanti che sfogano la loro frustrazione su bambini piccoli, da una parte; genitori e alunni che vorrebbero tornare alle bacchettate sulle mani, dall’altra. Due facce della stessa medaglia: l’incapacità di oggi, da parte di troppi adulti, di educare al rispetto dello spazio altrui. Per insegnare il buon comportamento è necessario il buon esempio, per comunicare con i bambini piccoli e farli crescere sicuri e sereni è una pacata autorevolezza ciò di cui hanno bisogno e non di certo la paura dell’autorità. I bambini, i più deboli della nostra scala gerarchica hanno bisogno di affetto e protezione, vanno quindi protetti e garantiti.

Siamo parte attiva, non deleghiamo il controllo
Sul caso delle maestre violente, i commenti si riducono a scarne considerazioni: con molta probabilità sono state loro stesse vittime della violenza. Di certo sono adulte infelici, frustrate e con difficoltà di relazione. Questo mix di sentimenti che fa approdare verso il senso di onnipotenza da esercitare all’interno di quattro mura, certe di poter infierire sui bambini, considerati “proprietà” dell’adulto che si occupa di loro. Queste persone avrebbero la necessità di essere indirizzate verso un valido recupero psicoterapico. Ovviamente la colpevolezza deve essere provata e vagliata, come è successo nel caso di Brescia, in cui sono state necessarie telecamere. L’accertamento deve evitare errori di giudizio, è quindi necessario vigilare con estrema attenzione il comportamento dei nostri bambini e far capire loro che siamo sempre disponibili ad ascoltare tutto ciò che incute loro timore. I nostri piccini vengono affidati per gran parte della giornata agli adulti che di fatto conosciamo poco. Partecipare agli incontri con le insegnati e conoscere i genitori dei compagni di classe è un modo per fargli sentire la nostra costante e rassicurante presenza.

Dottoressa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it

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