Tisane al finocchio
27 Gennaio 2011
L’Italia vista dai bambini
31 Gennaio 2011

La vitamina D e l’obesità

Condividi sui social

Una carenza di vitamina D potrebbe essere una delle cause che predispone all’obesità insieme all’eccessivo consumo di carboidrati e

all’insufficiente movimento.

I nostri bambini sono sempre più “robusti”: secondo stime recenti degli esperti, due bambini su dieci all’età di

tre anni sono sovrappeso o addirittura obesi. La colpa è sicuramente di una vita sempre

più sedentaria, con molte ore spese davanti a monitor vari e poco tempo giochi di movimento in aggiunta agli eccessi alimentari: troppo cibo, con troppi

grassi e troppi zuccheri. Eppure, a far ingrassare non è solo l’eccesso, ma anche la carenza: nello specifico, la carenza di vitamina D.

Una ricerca condotta in Colombia
Lo sostiene un gruppo di ricercatori dell’Università del Michigan, negli Usa, in uno studio durato ben

trenta mesi, in cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica American Journal of Clinical Nutrition e poi citati dall’osservatorio

Federsalus. Gli esperti hanno portato avanti la ricerca a Bogotà, in Colombia, su 479 bambini tra i 5 e i 12 anni. Il team, coordinato dall

‘epidemiologo Eduardo Villamor e affiancato da colleghi dell’Universidad Nacional de Colombia, all’inizio della ricerca ha prelevato e analizzato

campioni di sangue. In circa il 10% dei soggetti è stato individuato un deficit di vitamina D e in un altro 46% livelli insufficienti della stessa

vitamina nel sangue. Nello studio i ricercatori hanno valutato altri parametri, tra cui la circonferenza della vita e l’indice di massa corporea. I

ricercatori hanno spiegato che nella fase iniziale della ricerca, i bambini con i più bassi livelli di vitamina D nel sangue tendevano ad aumentare di

peso più velocemente dei coetanei con livelli più elevati. Alla carenza di vitamina D erano correlati sia l’accumulo più vistoso di grasso addominale

sia, nelle femmine, problemi di crescita in altezza. Secondo il team, ci sono ragioni per credere che la carenza di vitamine del gruppo D possa esporre

i bambini al rischio di diventare obesi.

Un po’ di luce tutti i giorni
Del resto, sono le evidenze a parlare: la carenza di

vitamina D è un po’ diffusa in tutto il pianeta, soprattutto nel mondo occidentale, dove l’incidenza dell’obesità infantile tocca un livello

preoccupante. Non è ancora chiaro il meccanismo secondo il quale la carenza di vitamina D predisponga a questo risultato. Fino a oggi, si sapeva che

questa sostanza è legata soprattutto alla salute delle ossa: un’assunzione insufficiente causava, in passato, seri problemi di rachitismo. La vitamina D

è inoltre coinvolta nei processi di mineralizzazione e formazione dello smalto dei denti e, da indagini risalenti al 2006, sembra che la sua carenza

predisponga a una maggiore facilità nel contrarre sindromi influenzali. La vitamina D, insomma, è importante ed è importante procurarsela, perché

l’organismo, da solo, non è in grado di sintetizzarla. Il modo più semplice di farne scorta? Esporre la pelle scoperta alla luce naturale, tutti i

giorni, anche durante i mesi invernali quando l’irradiazione solare è scarsa. Sono sufficienti 20 minuti sul viso e sulle mani, il tempo giusto per un

po’ di gioco o di corsa al parco giochi: il moto stesso favorisce la fissazione della vitamina D nella sua forma attiva in tutto l’organismo.

E non dimentichiamo il cibo
Il precursore della vitamina D può essere procurata attraverso l’alimentazione. Un tempo ai bimbi piccoli

veniva proposto tutti i giorni un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo, tanto ricco della preziosa sostanza, quanto di sapore sgradevole. Oggi, la

vitamina D si può procurare consumando regolarmente latte e latticini, uova e soprattutto pesce come salmone e sardine. Se questi alimenti non piacciono

ai bambini o i nostri figli hanno problemi di allergia, possiamo chiedere al pediatra di prescrivere un integratore. L’indicazione dello specialista è

importante per non eccedere: perché anche l’eccesso di vitamina D non solo è inutile, non ne viene utilizzata più del fabbisogno, ma può essere

addirittura tossica. Per questo, un bambino in età della crescita deve assumerne ogni giorno 200 U.I., pari a 5 microgrammi. Una quantità che si ottiene

con l’esposizione alla luce, con una normale alimentazione oppure con l’integratore suggerito dal pediatra.

 

Sahalima

Giovannini

Registrati o Accedi

Lascia un commento