Sono sempre di più le mamme che decidono di vivere questa esperienza di affetto e libertà. Per affrontarla è necessario affidarsi a specialisti in grado di valutare le complicazioni.
In Olanda un terzo delle donne partorisce in casa, in Gran Bretagna la percentuale si attesta intorno al 10%, in Italia il privilegio è riservato ad una mamma su 250. Eppure sono sempre di più le donne italiane interessate a questa possibilità alternativa, tanto che all’assistenza offerta da associazioni private di ostetriche, si stanno affiancando in questi ultimi anni proposte da parte di strutture sanitarie pubbliche.
Intimità, autonomia e libertà
Pubblico e privato riconoscono nel parto in casa la risposta più completa al desiderio di vivere nella maniera più intima e personale l’esperienza del parto. La donna che sceglie di non abbandonare le mura domestiche per dare alla luce il proprio bambino considera, prevalentemente, che partorire sia soprattutto una normale funzione biologica, espressione di salute e vitalità più attinente all’ambito familiare che a quello ospedaliero. Nella propria abitazione ogni donna può scegliere qualsiasi posizione desideri per mettere al mondo il proprio bambino. Può inoltre ascoltare la musica preferita, sfogarsi con minor pudore, bere, mangiare o trascorrere tutto il tempo che vuole nella vasca da bagno. In questo caso si evitano, inoltre, le interferenze indirette delle altri partorienti e le interferenze dirette del personale medico e paramedico. Il parto in casa, poi, unisce la famiglia sin dai primi momenti successivi alla nascita del bambino. Marito e, eventualmente, gli altri figli possono condividere fino in fondo questa esperienza senza che la comunicazione tra i vari componenti della famiglia subisca interruzioni. Dare inoltre il benvenuto al piccolo o alla piccola proprio nella casa dove, presumibilmente, trascorrerà buona parte della sua crescita è garanzia di riuscita per l’instaurarsi del cosiddetto bounding, ovvero la prima comunicazione tra madre e figlio. Il bimbo rimarrà nell’ambiente in cui si trova la mamma e il loro legame si instaurerà immediatamente.
La sicurezza di mamma e bebè
Nella maggior parte delle esperienze italiane è l’ostetrica la figura sanitaria alla quale è affidata, anche da un punto di vista legale, la gestione di un parto in casa. Per questo è importante stabilire un rapporto di conoscenza e fiducia fin dai primi mesi di gravidanza. Al parto in casa si arriva comunque solo dopo una accurata analisi delle condizioni di salute della puerpera e dell’andamento della gravidanza. Il parto in casa, ad esempio, è spesso sconsigliato in presenza di patologie come il diabete, malattie cardiache, circolatorie o renali, tubercolosi polmonare, epilessia. Indicazioni negative vengono considerate anche il verificarsi, nel corso della gravidanza, di episodi di anemia, di insufficienza placentare e di pressione molto alta. Escluse anche le mamme che hanno avuto in precedenza parti difficili o prematuri, con gravidanza multipla o il cui bambino si presenti in posizione podalica dopo la 36ma settimana.
L’obiettivo principale è infatti quello di rendere il parto in casa un parto sicuro, privo di qualunque rischio per la mamma e per il bebè. Anche per questo la casa deve offrire alcuni requisiti minimi di confort e sicurezza: riscaldamento, luce, acqua, telefono ed una distanza non eccessiva da una struttura ospedaliera per far fronte a qualsiasi emergenza.
Le esperienze in Italia
Come dicevamo all’inizio la maggior parte delle offerte di assistenza vengono proposte da associazioni private di ostetriche, con ramificazione territoriale. I costi variano da offerta ad offerta, ma le mamme che vivono nelle Marche o in Emilia Romagna è bene sappiano che le due Regioni hanno approvato negli anni passati alcune leggi in favore del parto a domicilio che prevedono anche un rimborso per le spese sostenute. Per quanto riguarda le strutture pubbliche sono ancora pochi i centri che offrono questo tipo di assistenza. Regione capofila di questo tipo di esperienza è il Piemonte: offrono assistenza al parto a domicilio l’azienda ospedaliera Sant’Anna di Torino, l’Azienda Sanitaria Locale n. 5 di Collegno e l’Azienda Sanitaria Locale n. 8 di Moncalieri. In Emilia Romagna offre questo servizio l’Asl di Parma, mentre nelle Marche l’assistenza è proposta dall’Ospedale di Ancona. Una via di mezzo tra parto a domicilio e parto in ospedale è invece rappresentata dalle “case del parto”: si tratta di mini appartamenti realizzati vicino o all’interno delle strutture ospedaliere all’interno dei quali la donna può partorire in piena libertà e nei quali partner e figli possono trasferirsi per uno o due giorni. Tra le altre esperienze vale la pena di ricordare quella dell’ospedale Civile di Sesto San Giovanni e dell’Azienda Ospedaliera “Ospedale civile” di Vimercate, in provincia di Milano e dell’Ospedale Valduce di Como.
Matteo De Matteis